Non poteva che morire in estate, David Hockney, che da almeno cinque decenni ci fa sognare con le sue scintillanti piscine. La notizia è arrivata ieri dalla sua portavoce, Erica Bolton, che ha annunciato al mondo la scomparsa di "una delle figure più importanti dell'arte contemporanea nel Ventesimo e Ventunesimo secolo". Hockney avrebbe compiuto 89 anni il prossimo 9 luglio e immediate sono state le reazioni di cordoglio. "Ha restituito la forma umana all'arte", ha titolato il New York Times in un intenso obituary firmato da Holland Cotter, mentre Alex Farquharson, direttore della Tate di Londra dove alcuni lavori dell'artista erano entrati in collezione già nel '63 ha ricordato che la sua personale del 2017 è stata la più visitata nella storia dell'istituzione (quasi 500mila ingressi, ma quella alla Royal Academy, di pochi anni precedente, ne registrò addirittura 600mila, ndr). Ha poi aggiunto che per il prossimo anno erano in preparazione due ampi progetti con l'artista: una mostra principale alla Tate Britain per celebrare sette decadi di incredibile carriera e un'installazione multimediale nella Turbine Hall della Tate Modern. "Lavoreremo fianco a fianco con il team di David per realizzarli", ha detto Farquharson. Nessuna dichiarazione, invece, dai vertici della Serpentine dove, nella North Gallery, è allestita fino al 23 agosto la prima personale di David Hockney concepita per quello spazio: in mostra una serie dei suoi dipinti più recenti, molti dedicati ai paesaggi della campagna della Normandia, e il grande fregio A Year in Normandie, realizzato nel 2020.
David Hockney, tutto lo dimostra, è stato un pittore amatissimo dal grande pubblico, eppure rivoluzionario e sperimentatore, se pensiamo che ha riportato l'attenzione sull'arte figurativa quando questa, tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, non andava più di moda. Il rischio di quando muore una personalità così, capace di incantare più generazioni e di mettere d'accordo i critici e la gente comune, è di semplificarne la portata, celebrandolo solo come il pittore delle piscine. Se certamente è grazie a lui che l'immaginario di Los Angeles ha trovato un'adeguata estetica, a David Hockney spetta, più di altri, anche il merito di aver reso matura la Pop Art, aprendole la porta nei musei che contano. Il britannico Hockney era sedotto dalle piscine delle ville hollywoodiane o simil-hollywoodiane della città che aveva scelto per vivere, ma alcuni suoi capolavori, come A Bigger Splash o Portrait of an Artist (Pool With Two Figures), sono più di semplici polaroid, ma vere e proprie dichiarazioni d'amore per la vita. Quanto alla trasparenza dell'acqua, ritrarla era sì la sua vera ossessione.
Come un ragazzetto della classe operaia nato a Bradford, nello Yorkshire profondo, nel 1937, sia diventato il più importante artista figurativo della nostra epoca è storia interessante da raccontare, fatta di talento e ribellione. Bravo a disegnare, Hockney lo è stato fin da piccolo. Intraprendente, anche: appena ventenne, mise in vendita a 10 sterline il ritratto fatto al padre. Non si arruola, fa obiezione di coscienza come infermiere e s'iscrive al Royal College of Art di Londra: è il 1959 ed è già il David Hockney irriverente che conosciamo. Si rifiuta di disegnare una copia dal vivo di una modella e realizza invece un disegno di un uomo muscoloso, preso da una rivista americana. Rifiuta anche di scrivere un saggio per l'esame finale, sostenendo di dover essere valutato solo per le sue opere, e il Royal College of Art fa un'eccezione: è troppo bravo per non promuoverlo. Le sue sfide alla società dell'epoca, il suo modo di dichiararsi gay in una Gran Bretagna dove l'omosessualità rimarrà reato fino al '67 e di raccontare la vita in maniera onesta e senza censure non stridono, anzi si rafforzano, con la rigorosa etica del lavoro tipica della sua ruvida regione d'origine, che nemmeno l'ictus del 2012 ha stemperato. Se David Hockney molto presto lascia lo Yorkshire è perché insegue il colore e la vita, e la California è una sorta di Terra Promessa in cui coltivare un edonismo mai fuori luogo. "Preferisco una vita a colori", amava ripetere e leggendarie erano anche le sue mise colorate, con tanto di occhialetti e cappello d'ordinanza. Sfidando l'astrazione imperante, ha cavalcato la figurazione in modo originale decennio dopo decennio, macinando anche record d'asta (nel 2018 Christie's batte il suo capolavoro del 1972, Portrait of an Artist (Pool With Two Figures), per 90,3 milioni di dollari). Ha sperimentato tantissimo utilizzando fotocopiatrici, fax e poi anche l'iPad per creare dipinti digitali che mandava agli amici via mail. Ha ottenuto riconoscimenti continui, ma si dice che abbia rifiutato il cavalierato. Da una ventina d'anni era tornato in Europa, nello Yorkshire e poi nella Normandia francese: nei suoi dipinti le piscine sono state così sostituite da paesaggi collinari e campestri.
Il proverbiale spirito critico lo ha accompagnato anche nell'ultimo periodo: da fumatore accanito qual è sempre stato, quando seppe che alcuni manifesti della mostra alla Louis Vuitton di Parigi erano stati rimossi perché vi appariva con la sigaretta in mano, aveva chiosato: "La follia regna". Impossibile non ricordarlo oggi, con quel suo sorriso beffardo e gli occhi spalancati sul mondo.