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Il calcio da oratorio è una lezione di vita. Insegna a vincere insieme e a saper perdere

Sarebbe ingiusto affermare che il calcio abbia perduto del tutto la sua anima. Essa continua a vivere nei campi degli oratori, nelle società dilettantistiche, nelle società e nelle scuole calcio ben guidate

Il calcio da oratorio è una lezione di vita. Insegna a vincere insieme e a saper perdere
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Sono un appassionato di calcio. Ho ottant'anni e per molti anni, dopo aver giocato da giovane, ho seguito una scuola calcio nell'oratorio della mia parrocchia, vedendo crescere intere generazioni di bambini e ragazzi. In questi giorni, guardando le partite dei Mondiali e ripensando al calcio che ho conosciuto, riflettevo su come questo sport sia cambiato nel corso dei decenni. Oggi sembra dominato dal business, dai contratti milionari, dall'immagine e dalla ricerca del risultato a ogni costo. Per questo mi chiedo: il calcio può ancora essere una palestra di vita per le nuove generazioni? Quali valori sportivi ed educativi dovremmo recuperare perché il calcio torni a essere, soprattutto per i giovani, una vera scuola di umanità?».

La domanda del nostro lettore nasce dalla nostalgia, ma non è una domanda nostalgica. È vero: il calcio è cambiato. Sarebbe difficile negarlo. La globalizzazione, il peso crescente degli interessi economici, la spettacolarizzazione mediatica e l'ossessione del risultato hanno trasformato profondamente questo sport. Talvolta si ha l'impressione che la vittoria sia diventata l'unica misura del valore di una squadra e perfino di una persona. E quando il risultato diventa un assoluto, inevitabilmente i valori educativi passano in secondo piano.

Tuttavia, sarebbe ingiusto affermare che il calcio abbia perduto del tutto la sua anima. Essa continua a vivere nei campi degli oratori, nelle società dilettantistiche, nelle società e nelle scuole calcio ben guidate, nei pomeriggi trascorsi da migliaia di bambini e ragazzi a rincorrere un pallone non per denaro o per fama, ma semplicemente per la gioia di giocare insieme. In fondo, il calcio custodisce ancora alcune grandi lezioni umane che nessuna trasformazione tecnologica e sociale potrà cancellare.

La prima è il valore della squadra. In un tempo dominato dall'individualismo, il calcio ricorda che nessuno vince da solo. Anche il campione più talentuoso ha bisogno dei compagni. Nessuno può occupare tutti i ruoli in campo. Ognuno deve mettere il proprio talento al servizio di un progetto comune. È una lezione preziosa per una società che spesso esalta l'io e dimentica il noi.

La seconda è il valore del sacrificio. Dietro una partita ci sono allenamenti, rinunce, disciplina e costanza. I giovani hanno bisogno di riscoprire che i risultati autentici non si improvvisano e che ogni conquista richiede pazienza e perseveranza. In questo senso lo sport rimane una grande scuola di carattere.

C'è poi il valore del rispetto: rispetto delle regole, dell'arbitro, dell'avversario e dei compagni. Quando questo rispetto viene meno, il gioco perde la sua bellezza. Una vittoria ottenuta umiliando l'altro è sempre una sconfitta dal punto di vista umano.

Infine, vi è una lezione che oggi appare particolarmente necessaria: imparare a perdere. Viviamo in una cultura che tollera poco il fallimento. Eppure, nessuno cresce senza conoscere sconfitte, errori e delusioni. Lo sport insegna che si può cadere e rialzarsi, perdere una partita e continuare a credere in sé stessi. È una pedagogia della resilienza che vale per ogni stagione della vita.

Mi colpisce che il nostro lettore abbia vissuto la sua esperienza sportiva nell'oratorio. Non è un dettaglio secondario. Per generazioni di ragazzi italiani l'oratorio e la parrocchia sono stati un laboratorio educativo straordinario. Lì il calcio non era fine a sé stesso. Era uno strumento per imparare la lealtà, l'amicizia, la responsabilità e il senso della comunità. Non si giocava soltanto per segnare un gol, ma per diventare uomini.

Forse è proprio questo il valore che oggi dobbiamo recuperare: la centralità della persona rispetto alla prestazione. Quando il ragazzo conta più del risultato, quando la crescita umana conta più della classifica, quando l'educazione conta più della vittoria, allora il calcio ritrova la sua vocazione più autentica.

Per questo credo che il calcio possa ancora essere una straordinaria scuola di vita. Esso continua a offrire, a chi lo vive con lo spirito giusto, l'opportunità di imparare alcune delle cose più importanti dell'esistenza: collaborare, rispettare, perseverare, rialzarsi dopo una sconfitta e gioire insieme agli altri.

In fondo, il vero risultato di una

partita non si legge soltanto sul tabellone. Si legge nelle persone che quello sport contribuisce a formare. Perché un atleta si misura dai trofei che alza, ma un campione dai valori che porta con sé quando la partita è finita.

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