Il cavaliere che divenne zerbino

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Il cavaliere che divenne zerbino
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Gentile Valeria, F (il cavaliere medievale che corteggia in modo anacronistico) sbaglia poco o nulla. Sono stato il monarca assoluto del regno dell’amicizia. Ottimo se c’era bisogno di farsi accompagnare da qualche parte, farsi venire a prendere quando i mezzi pubblici erano in sciopero, parlare delle loro storie e di come non capissero cosa sbagliassero per non riuscire ad attrarre colui a cui erano interessate. Ma se provavo a sperare in qualcosa di più erano sempre gentilissime. Stavano con qualcuno, oppure avevano appena chiuso, oppure non avevano voglia di storie. Mai una volta che dicessero «Non mi piaci perché...». Almeno avrei saputo cosa non andasse. Poi a trentasei anni conobbi una persona, volontaria come me in ambulanza, e la sposai tre anni dopo. Ora siamo insieme da diciannove. Nel frattempo ha perso le staffe tre volte e in quelle circostanze mi voltai per non reagire. Faccio lo zerbino perché quello che è ammesso per lei non lo è per me, ho lasciato la casa dei miei sogni perché lei rischiava l’esaurimento e la rendeva nervosa (ora siamo nella sua casa dei sogni e continua ad essere nervosa). Caro F, sii te stesso e non scendere a compromessi. Rischi di trovarti a cinquantacinque anni, immaginandoti con una collega libera di cui sei attratto, che forse ti ricambia, ma non fai nulla perché hai paura di restare nuovamente a piedi. Dopo aver fatto la fame, anche il pane raffermo è buono e non ti vuoi trovare nuovamente a sperare.
Cordiali saluti
Max

Caro Max, mi ha fatta molto ridere con «ora è nella casa dei suoi sogni e continua ad essere nervosa», decisamente meno con sua moglie che perde le staffe e lei che sta lì «come uno zerbino» perché teme di trovare solo altre «scarpe» che necessitano di pulirsi (su di lei). Ma santo cielo, perché è così spietato con se stesso? E perché si è convinto di non poter chiedere altro alla vita? E va bene, lei e sua moglie vi siete scelti e state assieme ormai da tanti anni ma il minimo che possa pretendere è di vivere un rapporto nel quale è rispettato tanto quanto lo è la sua consorte.

La smetta, la prego, di sentirsi abusivo ovunque e di pensare di non poter chiedere nulla a nessuno. Occupi il suo spazio e affronti la sua compagna: le faccia capire che anche lei ha condizioni da porre e che anche lei, un giorno, potrebbe stancarsi. O almeno bluffi...

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