Solo assegni inopportuni, non reati Ma gli inquirenti non mollano

Se Guido Bertolaso se n’è uscito, così, dal nulla, e ha convocato una conferenza stampa per dire la sua sull’inchiesta degli appalti-G8 che lo vede indagato per corruzione, è perché sente il fiato sul collo degli investigatori che non hanno ancora archiviato la sua posizione dopo averlo a lungo interrogato. E se si è dilungato per quasi due ore proiettando slide e trascrizioni di telefonate è perché ha preferito giocare d’anticipo (Scajola insegna) provando ad abbozzare una difesa su quanto stava per uscire in edicola: il Giornale infatti gli aveva chiesto conto e spiegazione sia di un misterioso assegno di 25mila euro versato nel 2007 da Diego Anemone a Gloria Piermarini (consorte di Bertolaso) sia dei prelievi in due tranches, per un totale di 60mila euro, fatti da «don Bancomat» per Diego Anemone - così ha appurato il Ros - nei due incontri del 21 e 23 settembre 2008 organizzati a Roma dall’imprenditore con il capo della Protezione civile. Anziché rispondere alle domande del Giornale, Bertolaso ha preso tempo, si è documentato con gli avvocati, e ha dato appuntamento a Palazzo Chigi per spiegare meglio il perché di alcune apparenti anomalie. A cominciare dal lavoro ottenuto dalla moglie a quel Salaria Sport Village di proprietà di Anemone, noto per i massaggi di Bertolaso con la fisioterapista Francesca (presto convocata dai pm di Perugia) che in una dichiarazione raccolta dall’avvocato Filippo Dinacci, difensore di San Guido, smentì le «allusioni erotiche» riportate dal gip nell’ordinanza di arresto per Balducci, Anemone e compagnia di «cricca». Quanto all’assegno da 25mila euro sequestrato dai carabinieri nel corso di una perquisizione, Bertolaso ha confermato la circostanza emersa precisando che sì, l’assegno ci fu, ma venne emesso da una società di Anemone solo a seguito dei lavori che Gloria Piermarini in Bertolaso, architetto di giardini, ultimò al centro sportivo nel 2007. «Lavori di studio e progettazione, preliminare, definitivo ed esecutivo, del verde del Salaria sport center». La parcella complessiva, scoprono i carabinieri, in realtà era molto più alta. E questo, Bertolaso, non lo nasconde ai giornalisti: effettivamente erano 99mila euro. «Mia moglie, insieme ai suoi colleghi, ha fatto solo lo studio preliminare e lo ha consegnato nel marzo del 2007, emettendo regolare fattura per circa 25mila euro che al netto delle ritenute, dell’Iva e del compenso degli altri collaboratori, le sono rimasti in cassa 7-8mila euro». Non è andata oltre per «motivi di opportunità», dice, perché nel frattempo Anemone si stava interessando al business dei Mondiali di nuoto. Il tutto, sempre a detta di Bertolaso, avvenne in «tempi non sospetti». Così come in «tempi non sospetti» a suo dire vennero svolti da Anemone «lavoretti» di ristrutturazione («da me saldati con 20mila euro») a casa della moglie di Bertolaso, sorella di Francesco Piermarini, impiegato nei cantieri della Maddalena relativi al G8 e secondo il gip «in evidente conflitto di interessi»: da un lato cognato di Bertolaso, dall’altro in rapporti con Anemone pure lui. Niente di penalmente rilevante, inopportuno forse sì.

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