Solo un teatro vuoto e caotico? Inglesi, giù le mani dal Colosseo

Per il giornale londinese l’Anfiteatro Flavio è tra le mete turistiche più sopravvalutate. E in Croazia ce ne sarebbe uno più bello e grandioso

Solo un teatro vuoto e caotico?  
Inglesi, giù le mani dal Colosseo

Quando gli inglesi vogliono far ridere diventano ridicoli. Non dico dell’humour che fa parte delle leggende metropolitane come il the alle cinque e l’autobus a due piani. Dico del loro principale giornale quotidiano, storico, fascinoso, carismatico, the Times, senti l’odore di carbon coke, il profumo di whisky, qualche olezzo di latrina che fuoriesce dalla metropolitana, sogni di essere accanto a Elisabetta mentre scende da cavallo o di Camilla mentre monta sullo stesso. E invece ti ritrovi a leggere un giornale come tanti altri ma con il gusto delle cose forti.

Qualche mese fa proprio the Times lanciò l’appello a che la finale di Champions league di calcio venisse tolta a Roma, area di accoltellamenti, di rapine, suburbio di un Paese alla rovina. Purtroppo per la redazione del quotidiano e per alcuni lettori dello stesso, l’iniziativa non ebbe buon fine, Barcellona e Manchester United giocarono la finale senza coltelli e rapine, cosa che è invece accaduta di recente durante la partita di Carling cup, a Londra, tra West Ham e Millwall. Lo stesso the Times ha rilanciato un libro che si intitola «La strada meno trafficata: 1000 meravigliosi luoghi non battuti dai turisti», sterline venticinque, prefazione dell’americano che vive in Inghilterra, William Mc Guire (detto Bill) Bryson, furbastro giornalista scrittore, con stile e ironia acute.

D’accordo sul migliaio di siti da scoprire ma ce ne sono 5, dico 5, che secondo il volume, andrebbero ridimensionati, sgonfiati, rivisti e corretti. Tenetevi forte: numero 1, Stonehenge, in Inghilterra; numero 2, Petra, in Giordania; numero 3, Machu Picchu, in Perù; numero 4, Angkor, in Cambogia. Numero 5, Colosseo, non dico nemmeno dove. Vengono anche spiegate le ragioni del bluff archeologico-museale: le pietre malinconiche inglesi, il mercato bric à brac in Giordania; i costi eccessivi per il rifornimento, bibite e cibo in Perù, la distanza eccessiva per raggiungere la Cambogia e, ritenetevi forte alla sedia: il rondò di traffico convulso e il rischio di scippo per vedere un teatro vuoto, cioè il Colosseo mentre in Croazia, a Pula ce ne sarebbe uno più bello e grandioso.

Non si hanno notizie del Big Ben, tanto per dire, né di Piccadilly Circus ma devo pensare che il libro e la prefazione di Bryson siano una buona occasione per conoscere e per trastullarsi, come sanno conoscere e trastullarsi i cittadini dell’Impero tra mister Bean e Benny Hill. Il Colosseo sarà pure assediato dal traffico ma i lettori del Times, che sono gli stessi del Sun dopo essersi fatti una doccia con sapone neutro, dovrebbero dare un’occhiata ai dintorni dell’anfiteatro Flavio, percepirebbero non il profumo del whisky, l’odore del carbon coke, l’olezzo di latrina (dovuta eventualmente a qualche turista stranger) ma leggerebbero in diretta qualche pagina di storia, per capire da dove vengono loro medesimi, quelli, ad esempio, di Chester, di Man-chester, di Win-chester (tutta roba che ha a che fare con il castrum, l’accampamento delle legioni romane sul suolo dell’isola).

Ma questo, per il quotidiano di mister Murdoch, rappresenterebbe un autogol, la conferma che qualcosa veramente esistesse prima del Regno Unito, dei Windsor, di Camilla Parker Bowles che come monumento vivente è abbastanza sopravvalutato dai più. Altri tempi, sorry, altri times. Dunque, turisti di tutto il mondo unitevi, mettetevi in viaggio verso il Machu Picchu, Stonehenge, Petra, Angkor e poi, concludete la vacanza a Roma, avrete pochi soldi in saccoccia, al massimo vi scipperanno la foto di Filippo e di Carlo. Il Colosseo vi aspetta, senza leoni.