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"Sono un po' cattiva e un po' tenera. Ma ho imparato a mettermi in gioco"

Da due anni la rapper Anna è l'artista femminile più ascoltata in Italia. Ora il nuovo disco

"Sono un po' cattiva e un po' tenera. Ma ho imparato a mettermi in gioco"
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Quale delle due Anna è oggi?

"In realtà sono sempre la stessa".

Nei suoi brani c'è sempre un lato cattivo e uno vulnerabile.

"Nei miei testi interpreto situazioni diverse, spesso opposte".

Quali dei due lati vince?

"Diciamo che io sono per il 40 per cento baddie e per il 60 cute, cioè tenero. Diciamo che la parte vulnerabile mi aiuta molto nell'ispirazione. La parte baddie è soprattutto estetica".

È impressionante la lucidità tranchant di Anna Pepe, 22 anni, vera golden girl del rap italiano. È sempre un passo avanti e sembra avere decenni di esperienza invece che pochi anni. Domani pubblica il suo secondo album Million dollar babe eppure ha già in bacheca una quantità di dischi di platino da far invidia a molti colleghi di lungo corso. Dopotutto ha iniziato presto, lei così minuta e così grintosa, mettendo a quindici anni su Instagram e YouTube il brano Baby e poi, dopo qualche rallentamento legato ai diritti d'autore, ha fatto boom nel 2020 con Bando, pezzone che è rimasto al primo posto per tre settimane di seguito consacrandola come la più giovane di sempre a piazzarsi in testa con il brano di debutto ufficiale. Da allora ha alternato singoli, collaborazioni (ad esempio Guè e Lazza), persino una particina nel film I soliti idioti 3 e un disco intero, intitolato Vera Baddie che ha iniziato a trasformarla in ciò che è ora, ossia l'artista femminile più ascoltata in Italia. Mica solo questo. Nel 2025 è entrata tra le 20 rapper più ascoltate al mondo su Spotify di fianco a Nicki Minaj e Cardi B, praticamente le rapper più importanti del pianeta. Niente male. Ma ciò che stupisce davvero, e che dovrebbe far riflettere molti altri coetanei, è "la coerenza del percorso". Finora Anna ha resistito più di tanti altri alle tentazioni del successo facile o della visibilità a tutti i costi. In fondo è una delle regole per costruire un successo che non affondi alla prima tempesta.

A proposito, non è mai andata al Festival di Sanremo.

"Lo seguo volentieri, ci mancherebbe, ma non rientra nelle mie corde".

Per ora c'è il disco.

"È il risultato di due anni di lavoro. In realtà non avevo mai pensato al titolo, o meglio non lo avevo trovato. Poi è stata una sorta di fulminazione e ho deciso in pochi minuti".

C'è un film quasi omonimo di Clint Eastwood, Million dollar baby.

"Non c'è alcun collegamento però, tutto sommato, sono contenta di questo accostamento perché io mi sento, dal punto di vista caratteriale, un po' come la protagonista".

Determinata.

"Io sono sempre io e non sono cambiata molto rispetto al disco precedente, sono sempre quella: studio di registrazione, amici, serate. C'è però una differenza rispetto a prima".

Quale?

"Direi la ricerca dei suoni. Ho sperimentato di più, sono andata oltre il rap trovando sonorità degli anni Duemila con le quali sono cresciuta".

Ci sono feat nel disco, che però si scopriranno soltanto al momento della pubblicazione.

"Sono la ciliegina sulla torta perché sono tutti artisti che ammiro, niente di confezionato a tavolino".

Però è abbastanza curioso che in Italia le rapper famose siano così poche.

"C'è solo bisogno che le ragazze si mettano in gioco. Non soltanto nella musica".

Ma che cosa glielo impedisce?

"In realtà pensano che non sia possibile farlo. È un retaggio culturale che si supera soltanto in un modo: credere in se stesse".

Lei ha iniziato a quindici anni con i freestyle.

"E non mi sono mai fermata. E oggi, a dirla tutta, mi manca non aver fatto l'Università".

Beh c'è chi si laurea a ottant'anni.

"Infatti c'è ancora tempo". (sorride - ndr)

Vanno di moda i numeri, i grandi concerti, il "gigantismo".

"In realtà io voglio ancora sentire il pubblico vicino e così sarà anche nel mio tour estivo e poi in quello che parte a fine novembre. Insomma, non mi passa ancora per la testa di fare un concerto super grosso".

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