nostro inviato a Brescia
Francesco Renga a Sanremo per l'undicesima volta. Come Patty Pravo.
"Mi ricordo la prima. Ero con i Timoria, avevamo una grande pezzo perché Omar Pedrini scrive sempre benissimo, ma io ero l'unico che volesse davvero andare all'Ariston. Poi però vincemmo il Premio della Critica per le Nuove Proposte".
Stavolta?
"Canto Il meglio di me".
Qual è il suo meglio?
"Il meglio non arriva negando il peggio, arriva guardandolo negli occhi. Questa canzone per me è una specie di epifania, è un invito alla maturità emotiva, alla responsabilità, a non scappare più".
Francesco Renga parla a casa sua a Brescia, appoggiato allo stesso divano in salone sul quale, di fianco alla figlia Jolanda, ha visto Carlo Conti annunciare al Tg1 il suo nome in gara. Sarà un Sanremo decisivo per questo bresciano verace e capellone, uno con la battuta sempre pronta e un'esperienza che ormai è lunga da qui a lì. Arriverà all'Ariston a bordo della sua solita voce tenorile ma anche di una maturità inedita: "E dire che ho 58 anni, anche se non dovrei mai parlarne altrimenti mia sorella gemella mi rimprovera: Eh così tutti sanno anche la mia età". E in effetti Il meglio di me è davvero meglio, ossia più incisivo, dei suoi ultimi brani, anche di quelli portati al Festival da qualche anno. Si vede che lo ha pensato, voluto, coccolato così tanto da scriversi addirittura una breve spiegazione. E la legge, cellulare alla mano: "Viviamo in un tempo in cui gli uomini rischiano di nascondere quello che non funziona, le parti fragili, le paure, per paura di crollare. Ma è proprio guardando quel peggio, e assumendosene la responsabilità, che si può cambiare davvero". Vincitore nel 2005 con Angelo, a Sanremo è di casa e si è scavato uno spazio proprio nella canzone italiana senza mai perdere di vista il sorriso e quella positività bonaria da antidivo. Nonostante alti e bassi, il suo è un tesoretto ormai raro.
Quanto è autobiografico stavolta?
"Tantissimo".
Invita a "non scappare più". Quante volte è scappato?
"Ho iniziato a scappare da quando avevo 19 anni e la mia mamma è morta. Da allora è iniziata la grande fuga. Mi sono ritrovato da solo a casa, mio padre si era trasferito in Sardegna, i miei fratelli erano fuori".
Si è aggrappato alla musica.
"I Timoria erano diventati la mia famiglia, anche se all'inizio faticavo con le bollette".
È possibile una reunion?
"Anno dopo anno è sempre più difficile. Ma allora i Timoria erano davvero un appoggio, una base per me. Per anni, quasi inconsapevolmente, ho cancellato i miei fratelli e mio padre, ricordo poco di quel periodo sotto questo punto di vista. Fu uno choc. E in tutti i miei rapporti sentimentali sono stati inevitabilmente condizionati dalla mancanza di mia mamma. Anche quello con Ambra".
E adesso?
"Adesso abbiamo recuperato molto del male che ci siamo fatti. Dopotutto, finché non si affrontano questi problemi, si vive nascondendoli sotto il tappeto".
Però li ha affrontati
"E ora mi chiedo: Ma perché ho sofferto così tanto?".
Cosa dice vostra figlia Iolanda della canzone?
"Quando l'ha ascoltata, è stata una delle prime volte che mi ha detto: Papà, questa è bella, lavoraci su".
Carlo Conti l'ha scelta subito?
"Mentirei se dicessi di sì".
Ha dato qualche consiglio per modificarla?
"No. Ma ha fatto un commento che mi ha fatto capire che era dentro la canzone, l'aveva capita".
Nella serata delle cover canterà Ragazzo solo, ragazza sola, la versione italiana di Space oddity che David Bowie cantò in italiano nel 1970 con il testo di Mogol.
"E ho scelto di duettare con Giusy Ferreri. All'inizio volevamo fare Heroes, sempre di Bowie, ma le nostre due vocalità in inglese non rendono così bene. Invece trovo che siano perfette in Ragazzo solo, ragazza sola. E poi...".
E poi?
"L'autore del testo in italiano, Mogol, compirà 90 anni ad agosto. Il nostro è anche un omaggio a lui, che resta un faro".