Da Soru a Obama, il salto del manager accusato di fare deficit

Di certo c’è che a uno così, abituato ad avere a che fare con i sardi, teste dure che per tre anni gli hanno ripetuto «tornatene nel Continente», le lobbies statunitensi gli fanno un baffo. E infatti, adesso che Gino Gumirato, 43 anni esperto di management dei sistemi sanitari, dalla giunta di Renato Soru con balzo felino è passato al governo di Barack Obama assieme a dieci esperti internazionali e a decine di tecnici americani, al presidente Usa si prende la briga di dare consigli anche sul piano politico, «per farcela deve rimettere in moto la macchina che lo ha sostenuto dal basso durante le elezioni». E dire che qui, a Cagliari, se non avesse fiutato l’aria per tempo sarebbe finito commissariato, ché la giunta Pdl di Cappellacci si accinge a uno spoil system in grande stile perché, spiega l’assessore al Bilancio Giorgio La Spisa, «da Soru abbiamo ereditato un deficit delle Asl di 170 milioni per il 2008 che saranno 190 nel 2009, non a caso la giunta di centrosinistra è caduta anche sulla Sanità».
Lui, Gumirato, alla Asl 8 di Cagliari, la più grande della Sardegna, era stato chiamato proprio per risanare i conti. Missione compiuta con «risultato eccezionale», dice: «Nel 2005 il deficit era di 120 milioni di euro, quando me ne sono andato nel dicembre 2008 ammontava a 35 milioni, che fanno 25 se si considerano gli 11 di ammortamenti per opere strutturali. Quanto alle liste d’attesa, quattro anni fa su 105 prestazioni monitorate da ministero e Regione 45 non rispettavano i parametri minimi, grazie a me siamo scesi a 5». Carta canta, epperò qui spuntano altre carte. La Spisa è furioso: «Lo scriva, lo dichiaro ufficialmente: Gumirato ha ereditato un deficit di 38 milioni e ne ha lasciato uno di 20. Le liste d’attesa sono fuori dai limiti perché la politica di Soru è stata improntata a uno statalismo sfrenato, che ha imposto agli enti accreditati tetti di spesa talmente alti da costringere i cittadini a rivolgersi solo al pubblico». Di più, avverte La Spisa, «alla Asl 8 abbiamo trovato una situazione di totale sfascio, con un rapporto pessimo fra direzione amministrativa e struttura. E vede, io non ho alcun interesse a polemizzare con Gumirato, tanto per fortuna se n’è andato, segnalo solo che non bastano le competenze, ammesso di averle. Un buon dirigente deve anche saper valorizzare le professionalità a disposizione, invece Gumirato ha impostato il lavoro con un accentramento di potere e un personalismo sfrenato, un atteggiamento apparentemente efficientista, che però ha solo creato un clima invivibile».
Come che sia, sono stati anni di scontri frontali. Si era appena insediato, Gumirato, che già l’Udc ne chiedeva la rimozione, segnalando che alla nomina il manager era ancora presidente del cda di una società sociosanitaria, la Cittadella di Cavarzese. Incompatibile, insomma. Lui ammise il doppio incarico, spiegando però di non aver svolto attività in contrasto con quella dell’Asl, e di essersi dimesso il prima possibile. Subito prima, An lo aveva accusato di aver nominato due dirigenti violando le leggi, e di aver riorganizzato ad hoc un Dipartimento per legittimarli. Poi ci furono quelle uscite poco diplomatiche, l’assemblea regionale che discuteva di sanità per Gumirato era uno «show», i consiglieri che andarono in visita all’ospedale per lui erano solo «in cerca di topi».
Del resto lui è uno che nemmeno Obama lo mette in soggezione: «Barack? Ha i capelli più bianchi di quanto si veda ed è più basso di quel che sembra, ottimo per uno brizzolato e non molto alto come me», scherza. Quando si è dimesso, alla scadenza di un contratto che Soru avrebbe voluto rinnovare, parlò di «motivi personali». Vuole la leggenda che sia stata colpa di Terminator Tremonti, che ha tagliato del 20 per cento gli stipendi dei dirigenti pubblici, e scusate, ma chi glielo fa fare a uno che può lavorare anche nel privato, di mantenere casa a Cagliari, famiglia a Padova, pagarsi i voli, il tutto per litigare coi sardi. Adesso che lavora con Obama, chiamato dopo una premiazione come manager dell’anno alla London School of Economics, il presidente Usa ha pregato i collaboratori di devolvere in beneficenza gli emolumenti, ma almeno gli rimborsa le trasferte.