Spagna: nascerà a Sagunto la prima chiesa evangelica aperta anche ai gay

Il tempio sarà realizzato in un luogo segreto. «Siamo pronti a ordinare sacerdoti gay e a celebrare nozze indipendentemente dall'orientamento sessuale delle persone che vogliono sposarsi». Nel 2004 Zapatero riformò il codice civile per aprire alle coppie omosessuali

La Spagna di Jose Luis Zapatero non smette di stupire. Nei giorni scorsi a Sagunto è nata la prima chiesa cristiana di Spagna aperta ai gay. Secondo quanto riporta il quotidiano El Mundo nella sua versione online un gruppo di pastori protestanti ha deciso di puntare sulla piena integrazione religiosa di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
Per Andres de la Portilla, portavoce del Colectivo Gay Evangelico e autore dell'iniziativa, «nel 99% delle chieve evangeliche di Spagna si nega a noi omosessuali di ricevere i sacramenti ed in molte ci è persino proibito l'ingresso». Nella chiesa di Sagunto invece l'obiettivo è quello di «arrivare ad ordinare sacerdoti gay, nonché celebrare nozze indipendentemente dall'orientamento sessuale delle persone che vogliono sposarsi». Secondo il quotidiano spagnolo la nuova chiesa sarà realizzata in un luogo segreto allo scopo di evitare manifestazioni di intolleranza. Il Colectivo, che ha affermato di lavorare a questo progetto da venti anni, ha rivelato di aver ricevuto negli ultimi giorni minacce e pressioni crescenti da ambienti tanto ecclesiastici quanto laici.
Dal 2004, quando l'attuale premier socialista spagnolo sconfisse il Partido Popular e salì al governo, la Spagna sta vivendo una trasformazione sociale. Un anno dopo la sua elezione, il 30 giugno del 2005, il Parlamento di Madrid approvò con 187 voti a favore, 147 contrari e 4 astenuti, le unioni tra omosessuali. Riformando 16 articoli del Codice Civile e riscrivendo il concetto di matrimonio, non più inteso come l'unione tra un uomo e una donna, ma bensì come «tra due esseri umani», tra le proteste della Chiesa spagnola e dell'opposizione cattolica.
Una legge che ha portato a diverse sentenze storiche, come la legge che ha sancito la «doppia maternità», con pari diritto e pari dignità, sia per la donna che concede il proprio utero in affitto, sia per la donna che feconda e trapianta il proprio seme. Nel settembre del 2007, la Catalogna fu la prima comunità in cui una coppia gay, regolarmente sposata, ebbe in adozione una bimba. Un altra sentenza scandalo ha avuto come proscenio, e non è un caso, proprio la città della provincia Valenciana. All'inizio di giugno il magistrato della città spagnola di Sagunto Pablo de la Rubia Comos si era rivolto all'alta corte di Madrid (l'equivalente del nostro organo di autogoverno delle toghe, il Consiglio superiore della magistratura) per esimersi dal celebrare un matrimonio gay. «Come cattolico non lo voglio celebrare», aveva detto. Ma il supremo tribunale madrileno gli ha dato torto, stabilendo che «i giudici non possono ricorrere all'obiezione di coscienza come rifiuto a celebrare matrimoni omosessuali poiché questi sono previsti dalla legislazione». Per il Consejo general del poder judicial «i magistrati sono sottoposti alla legge, a garanzia di quei diritti e interessi di tutti che potrebbero essere messi in discussione se l'esercizio delle loro funzioni fosse subordinato a considerazioni di coscienza».
L'anno scorso un altro magistrato, Fernando Ferrin Calamita, è diventato «nemico» della comunità gay perché nel 2008 rifiutò a due lesbiche l'adozione della figlia di una delle due donne: «La famiglia è una e io credo in quella, non servono esperti per dire che un bambino per crescere sano abbia bisogno di una madre e di un padre», disse il giudice. Che per quelle frasi si beccò una sospensione di sei mesi.


Nonostante le profonde radici cattoliche della Spagna e la difficilissima situazione economica del Paese, il socialista Zapatero sembra intenzionato ad andare avanti nella sua «battaglia di laicità, perché il Paese compia passi in avanti verso la tolleranza e la libertà».

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