Spara al rapinatore: «Dispiaciuta? Proprio no»

«Sono stanca, ha un forte mal di testa e un gran bisogno di dormire». E comunque «no, non sono mortificata per quello che è successo» risponde Milena C., guardia giurata di 31 anni, a chi le chiede se è dispiaciuta per quel che ha fatto. Lunedì pomeriggio, mentre non era in servizio, si trovava in coda in un minimarket lungo la statale Gallaratese, all’ingresso di Pero. Pochi minuti alle 18. Tra i clienti, anche un uomo che ha estratto un coltello da cucina e ha minacciato una cassiera, facendosi consegnare 140 euro e dandosi poi alla fuga. Una corsa finita presto, con due colpi di pistola esplosi dalla vigilante che feriscono il malvivente alle gambe, uno dei quali trapassa l’arteria femorale. L’uomo, pur grave, non sembra essere più in pericolo di vita, anche se i medici dell’ospedale Sacco - che lo tengono in coma farmacologico - non hanno ancora sciolto la prognosi. La donna, invece, finisce sotto inchiesta. Indagata a piede libero dal pm di turno Sergio Spadaro con l’accusa di tentato omicidio.
Il pm, ora, dovrà sentire i testimoni presenti nel supermercato al momento del tentativo di rapina per valutare le condotta della guardia giurata e chiarire l’esatta dinamica e la tempistica dell’episodio. «È stato un attimo, ho visto l’uomo con il coltello, e ho mirato in basso», ha subito spiegato Milena C. ai carabinieri. Secondo una prima ricostruzione fatta dagli investigatori, la vigilante della Vis Legnano, quando ha sparato il colpo che ha ferito il rapinatore tra la coscia e il gluteo, si trovava a una distanza di circa 4-6 metri dall’uomo, che era sulla porta del supermercato. Il malvivente, Ernesto Arezio, milanese di 43 anni con precedenti penali, si era già fatto consegnare i 140 euro della cassa, minacciando la cassiera con un coltello e stava uscendo. Resta da accertare se l’uomo fosse completamente girato di spalle quando ha ricevuto il colpo, o - come sostiene l’indagata - fosse ancora rivolto dalla sua parte. Milena, mentre il rapinatore si stava allontanando, gli avrebbe gridato di fermarsi prima di esplodere un colpo con la pistola, una Glock semiautomatica, che teneva nella borsetta. Quindi l’avrebbe inseguito e sparato un secondo colpo in aria. Arezio era riuscito a salire su una Renault Clio ma aveva percorso soltanto poche centinaia di metri, finendo la sua corsa contro un muro. Sarebbe riuscito a scappare, invece, il complice del rapinatore.
In difesa della guardia giurata si schiera Romano La Russa, assessore regionale all’Industria e coordinatore provinciale del Pdl, secondo cui «non bisogna mettere la croce addosso a persone che rischiano la vita ogni giorno». «Sarà il magistrato a valutare - conclude l’assessore - e non ci deve essere indulgenza per chi preme il grilletto troppo facilmente. Ma non credo sia questo il caso. Per ora sappiamo che c’era un rapinatore armato e una cittadina abituata a difendere gli altri». Anche la Lega difende la vigilate indagata. «Noi - spiega Matteo Salvini, capogruppo del Carroccio in Comune - restiamo sempre e comunque con guardie giurate, tabaccai, vigili e gioiellieri. Lei ha fatto il proprio lavoro e sicuramente non avrà problemi con la giustizia. Noi, se vorrà, le saremo vicini».

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