Silvio Orlando, Ariaferma del David

Ieri la cerimonia con Sorrentino pigliatutto e Saponangelo rivelazione

Silvio Orlando, Ariaferma del David

Alla fine non c'è stato un unico vero trionfatore della 67a edizione dei Premi David di Donatello che, dopo due anni pandemici, è tornata in presenza con tutto il cinema italiano riunito intorno al focolare della sua casa a Cinecittà, ora in grande spolvero in attesa del rilancio con i 300 milioni di euro di investimento annunciati in diretta dal Ministro della cultura Dario Franceschini alla serata di premiazione, condotta come sempre da Carlo Conti con la new entry Drusilla Foer, sulla falsariga di Sanremo.

Perché in realtà, i film che avevano il pieno di candidature 16 per «È stata la mano di Dio» di Paolo Sorrentino e «Freaks out» di Gabriele Mainetti, 14 per «Qui rido io» di Mario Martone, 11 per «Ariaferma» di Leonardo Di Costanzo e «Diabolik» dei Manetti Bros., mentre «A Chiara» di Jonas Carpignano e «Ennio» di Giuseppe Tornatore ne avevano 6 ciascuno alla fine si sono spartiti i premi in maniera abbastanza equa.

A sorpresa uno dei riconoscimenti più importanti, quello di migliore attrice, è andato all'outsider e esordiente diciassettenne Swamy Rotolo per «A Chiara» di Jonas Carpignano, uno dei film rivelazione dell'anno. Ma anche il premio al migliore attore non protagonista ha visto un giovane interprete come Eduardo Scarpetta, figlio d'arte («Dedico il premio anche a mio padre, che ho perso a 11 anni e mezzo») conquistare la statuetta per «Qui rido io» di Mario Martone che ha ottenuto anche la statuetta per i costumi di Ursula Patzak. Per rimanere in ambito napoletano, il cui cinema è stato protagonista assoluto quest'anno, «Ariaferma» di Leonardo Di Costanzo ha visto un emozionatissimo Silvio Orlando premiato come migliore attore insieme alla sceneggiatura originale scritta dallo stesso regista con Bruno Oliviero e Valia Santella.

Tra ricordi dei grandi nomi del cinema italiano scomparsi quest'anno, come Monica Vitti con doverosa standing ovation, i David speciali al regista Antonio Capuano, a Sabrina Ferilli e a Giovanna Ralli che a 87 anni è pure in partenza per il festival di Cannes per il suo atteso ritorno al cinema nell'esordio di Jasmine Trinca «Marcel!», la serata è proseguita con il lungo snocciolamento dei tanti premi che hanno visto il film di Paolo Sorrentino «È stata la mano di Dio» conquistare il David per la migliore attrice non protagonista, Teresa Saponangelo («Il mio pensiero sul set era di emozionare Paolo Sorrentino e poi alla fine abbiamo emozionato tutti») e la migliore fotografia, Daria D'Antonio. Curiosamente su questo premio c'è stato un ex aequo con il David andato a Michele D'Attanasio per «Freaks Out» di Gabriele Mainetti che ha ottenuto anche quello per le scenografie di Massimiliano Sturiale e Ilaria Fallacara. Il David per il Miglior regista esordiente è andato a un film ostinato e profondo come «Piccolo corpo» di Laura Samani che ha ringraziato la famiglia «perché mi permette di esplorare il mondo e me stessa secondo le mie forze e il mio desiderio».

A Manuel Agnelli va il David di Donatello per la miglior Canzone per «La profondità degli abissi» in «Diabolik». Il cantante ha ringraziato ritirando il premio e ha detto: «Dedico questo premio alla mia famiglia. La musica è un lavoro e i musicisti sono lavoratori dedico il premio a chi ha lavorato con me a questo pezzo».

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