Franceschini finisce nel mirino. E scatta la "rivolta" degli attori

Ci sono migliaia di attori e operatori di compagnie teatrali, ma anche liberi professionisti, che chiedono a gran voce di cambiare radicalmente il sistema contrattuale e di garanzie per il futuro. A seguito della pandemia, sono emerse tutte le difficoltà di chi si è ritrovato senza tutele né lavoro. La comunità A2U-AttriciAttoriUniti, chiede a gran voce da 60 giorni – invano - l'attenzione del ministro Franceschini affinché siano convocati al tavolo tecnico

Franceschini finisce nel mirino. E scatta la "rivolta" degli attori

Attrici, attori, drammaturghi, lavoratori del settore audio-visivo nei teatri, maestranze, tecnici di palcoscenico e tanti altri, da quasi tre mesi non hanno risposte. Molti dei lavori a teatro sono stati annullati e altrettanti contratti stracciati a causa del blocco dovuto alla pandemia. A2U-AttriciAttoriUniti è la comunità di lavoratrici e lavoratori professionisti dello spettacolo, in tutti i suoi comparti (sono quasi 3mila gli iscritti), che ha aperto un tavolo etico. L'urgenza è quella di sottoporre proposte concrete al MiBACT e al ministro Dario Franceschini affinché siano garantite tutele che fughino ogni possibile sfruttamento, ad esempio d’immagine, lavoro non retribuito, contributi non versati. La loro campagna si intitola “Tiriamo fuori la voce” e non a caso. Gli attori non solo chiedono il sostegno economico a causa dell’emergenza pandemia, ma soprattutto rivedere tutto il sistema per avere più tutele.

“Ci ritroviamo in questa situazione a causa di cattivi comportamenti reiterati negli anni. La colpa è anche un po' nostra che abbiamo accusato le conseguenze di questa crisi e stiamo cercando ora di recuperare tempo. - ci racconta Simone Faloppa, il portavoce di A2U-AttriciAttoriUniti - Questo periodo di pandemia ha evidenziato, come non siamo stati capaci di metterci in primo piano, rispetto ai nostri diritti. Adesso basta. Abbiamo messo insieme forze e idee, in modo da proporre un nuovo sistema sia alla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo che alle Associazioni Agis, Federvivo e Fondazione Platea. Loro non sono gli unici interlocutori perché ci rivolgiamo soprattutto al MiBACT e al ministro Franceschini. Si parla già del 2 giugno come data di ripartenza per teatri e cinema. Ma manca tutto. Manca il protocollo sanitario di ripartenza condiviso, le procedure sanitarie (non meglio specificate) sembra saranno a carico dell’impresa teatrale, con i costi che ne conseguono. Non stiamo tenendo in considerazione chi il palcoscenico lo popola. Nessuno ci spiega - se non per linee teoriche - come allestire e creare uno spettacolo con le misure del distanziamento sociale”.

Il problema evidenziato da A2U-AttriciAttoriUniti è che ci sono stati molti contratti che, tra fine febbraio e marzo, sono stati stracciati. “Operatori licenziati senza criterio e lasciati per strada - continua Simone - per non parlare degli ammortizzatori che il problema non lo risolvono, mettono un tappo e non coprono la categoria”. È per questo che gli attori chiedono di andare al di là della corsa alla riapertura, fermarsi attorno ad un tavolo per capire con il ministro Franceschini anzitutto “come recuperare i lavori che sono stati annullati in maniera brutale, ristabilire delle regole chiare e che non lascino adito ad interpretazioni dubbie, a favore solo delle imprese, e come tornare a lavorare in sicurezza”.

C'è un problema. Nessuno di loro è stato convocato. “Quando sento i ministri, che nelle interviste dichiarano che sono state ascoltate tutte le parti sociali, non è vero. Non siamo riusciti a chiedere e ottenere informazioni. - continua Simone - So che una piccola delegazione di attori, capeggiata da Vittoria Puccini, è stata ascoltata dal ministro, ma non sappiamo cosa è stato deciso, né cosa si sono detti. Aspettiamo da 60 giorni di essere ascoltati, non abbiamo accesso a un contatto diretto perché così funziona la politica: è difficile arrivare alla cima. Vorremmo che ci ascoltassero perché prima di ripartire, dobbiamo chiarire quello che sta succedendo, avere garanzie su lavori e contratti passati e futuri”. I tempi stringono “ed è assurdo perché abbiamo avuto quasi tre mesi per organizzarci o intavolare delle proposte concrete”.

Infine Simone Faloppa fa una denuncia molto importante: “Dobbiamo anche spiegare al ministro che il nostro lavoro è stato comandato da sempre dai rapporti di potere. Serpeggia una certa paura tra gli attori. Chi chiede di rispettare il contratto collettivo nazionale e la legge sui licenziamenti, viene subito penalizzato o etichettato nel libro nero dello spettacolo, come 'rompicoglioni'. La nostra denuncia è anche quella di sottolineare come l'articolo 19 del contratto nazionale del lavoro sia, in maniera sbagliata, a favore delle imprese e non dei lavoratori. Anche l'Avvocatura di Stato ha dato ragione a loro, in virtù del fatto che 'qualsiasi cosa succeda, pericolosa per la pubblica sicurezza, si può interrompere lo spettacolo e il contratto viene sciolto'. Questa, invece, è una grave violazione della legge sui licenziamenti e non la si può interpretare, nascondendosi dietro l'emergenza nazionale.

Insomma, vorremmo che questo non fosse un monologo, ma un dialogo tra le parti politiche e migliaia di lavoratori, che hanno a cuore il lavoro e il rispetto della salute. In questi anni sanità, spettacoli dal vivo e scuola sono stati i settori più vilipesi e tralasciati al proprio destino. Cambiamo le cose insieme, ma il ministro Franceschini ci ascolti”.

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