La bacchettata

I segni di quanto succede al Belpaese si vedono anche per le strade di Parma. Per questo manifestazioni d'affetto per il genio di Busseto, come il «Festival Verdi», sono diventate quasi una preghiera laica, un rito scaramantico, un modo di aggrapparsi a quanto di più forte ha prodotto la cultura musicale italiana. La riflessione era d'uopo seguendo le vicende di Jérusalem, opera con la quale Verdi diede la sua prima zampata nella grande boutique dell'Opéra di Parigi, rielaborando i suoi milanesissimi Lombardi in perfetta salsa francese. Non si scoprono oggi la coerenza e la qualità dell'opera, ribadite dalla messa in scena del regista onnicomprensivo Hugo de Ana, che ha evocato Francia e Medio Oriente, Crociati e Musulmani, impiegando suggestive proiezioni di vetrate gotiche e muri medio-orientali sul velario di tulle e sui fondali. Bellissimo l'effetto di far calare dal graticcio, per la scena della grotta, due magiche cascate di sabbia. E in quello scenario ha mosso bene il coro dei pellegrini. Il versante musicale guidato da Daniele Callegari e la prova della compagnia di canto erano entrambe nel segno di un appropriato decoro: il Verdi infranciosato con le unghie accorciate ha aiutato i validi protagonisti: Ramon Vargas (Gaston) e Annick Massis (Hélène), complice anche l'ottima acustica del Teatro Regio.

Nel ruolo di Roger, malvagio pentito, poi eremita in odore di santità, c'era Michele Pertusi che nell'anfibia tessitura è più baritono che basso, ma ha sempre ferma l'emissione e sicuro il gusto. Consensi massimi a lui e applausi per tutti.

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