Ha ragione Luca Barbareschi: il teatro contemporaneo non esiste. Il teatro dovrebbe essere sempre contemporaneo. «Perché il significato dei grandi testi va oltre il loro contesto storico». È questo il caso de Il discorso del re: grande copione teatrale da cui l'autore, David Seidler, ha tratto una sceneggiatura che per l'omonimo film è stata premiata con l'Oscar. E che da stasera a Roma, al Teatro Quirino (a gennaio a Napoli, a marzo a Torino) prodotta, diretta e interpretata dallo stesso Barbareschi, torna in teatro con una storia datata 1939: «ma il cui significato va ben oltre quei giorni. Per colorarsi di un'attualità davvero sorprendente». La vicenda è nota: il giorno in cui Albert, secondogenito del re Giorgio V, dopo la rinuncia al trono del maggiore Edward (per amore di Wallis Simpson) si vede costretto a salire al trono d'Inghilterra, deve misurarsi con il problema della balbuzie. «Come poteva un uomo che non sapeva parlare in pubblico, che non s'era minimamente preparato a diventare re, e che neppure lo desiderava, guidare una nazione alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale?», si chiede lo stesso Seidler. Il miracolo fu compiuto da Lionel Logue: sedicente logoterapista, in realtà attore fallito, «che con infinita pazienza, provocatoria fantasia e profonda amicizia per il suo re - spiega Barbareschi - riuscì a guarire il difetto nelle sue cause sostanzialmente psicologiche». Al di là del fatto storico («riproposto con meticolosa cura nei costumi - spiega Barbareschi - ma più allusivo nelle scenografie») la storia «contiene due temi che mi sembrano sempre attuali - analizza Seidler -: quello che si chiama contratto sociale: chi assume il privilegio del potere deve, in cambio, metterlo al servizio di coloro che guida.
Quindi il senso del dovere: il coraggio, cioè, di assumersi per il bene comune proprio quelle pesanti responsabilità cui si vorrebbe invece sfuggire. E in un'epoca in cui la politica è dominata da egoismo ed edonismo, questo mi sembra un messaggio più che mai necessario».Barbareschi si fa in tre per «Il discorso del re»
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