"Basta buonismo. I cinesi? Avevano capito tutto..."

Roberto Parodi, Il Parods, si confessa a ilGiornale.it. E spiega come ridere "ai tempi del coronavirus"

Prima di iniziare l’intervista a Il Parods – Roberto Parodi, moderno castigatore di costumi – inizio a scartabellare le pagine della mia coscienza per non farmi prendere in contropiede, ma trovo subito una prima macchia: uso la bici per spostarmi all’interno di Milano. Anzi, peggio: uso la bici elettrica. In pratica un motorino che non ce l’ha fatta. Glielo dovrò confessare, penso? Non lo so, anzi, conviene prenderla alla larga e parlare più in generale di mobilità. Per cui iniziamo con l’intervista come se nulla fosse.

Partiamo con una provocazione, che è doppia. Innanzitutto, perché sto per usare un’espressione che odi e poi perché può sembrare una domanda irriverente: come si fa a ridere ai tempi del coronavirus?

Si ride per esempio vedendo quelli che cercano di rimorchiare in quarantena. Mentre ai tempi del coronavirus c’è in strada l’esercito italiano, sui social si è scatenato l’esercito dei morti di figa, un’armata subdola e tentacolare che sembra risuscitare in questi momenti. Fanno molto ridere perché i morti di figa trovano un pubblico immeritatamente recettivo perché le donne, se prima ti segavano con quattro cazzate, ora ti concedono qualche possibilità in più perché sono a casa annoiate.

“Siamo passati dagli aperitivi a ‘siamo in guerra’ in quattro giorni”, hai detto. Secondo te cosa è successo nei primi giorni dell'emergenza?

Io innanzitutto credo che in una situazione simile si impari facendo. Non mi sento di accusare il governo né tanto meno la regione Lombardia – che viene usata come parafulmine – di errori nella gestione dell’emergenza. Tutti hanno cercato di fare il meglio. Quello che mi ha fatto incazzare è tutto questo buonismo che ha spinto all’eccesso. “Io mangio al cinese” e “Io vado dai cinesi” non erano slogan dettati da un fattore di sicurezza, ma da un pericolo che sembrava più grave: sembrare fascioleghisti. In questo modo abbiamo fatto una cazzata ancora più grave. I cinesi tra l’altro erano quelli che avevano capito meglio di tutti il problema, tant’è che si sono chiusi in casa subito. A me fa incazzare non il tentativo in buona fede, ma quando si fanno delle crociate fuori luogo.

Siamo stati due mesi in casa per fermare l’epidemia e abbassare l’indice di contagio. Ora siamo passati alla cosiddetta Fase 2. Abbiamo messo, seppur per un tempo limitato, la nostra sicurezza davanti alla nostra libertà. Secondo te c’è il rischio che, a causa dell’emergenza, vengano messe in discussione le nostre libertà più basilari?

Le nostre libertà devono esser subordinate all’utilità pubblica e al bene del prossimo. Nelle condizioni in cui siamo arrivati ora, con un minimo di attenzione e preoccupazione dovremmo evitare il peggio. Ci potrebbero essere nuovi appelli per misure restrittive, ma sono convinto che noi in Lombardia siamo quasi all’immunità di gregge.

Passiamo all’Europa. Due nomi e una riflessione per ognuno di essi: Christine Lagarde e Ursula von der Leyen.

Entrambe hanno esordito dicendo cagate, ma chi non l’ha fatto? Le perdono. Perfino la Lagarde che ha detto che la Bce non è nata per togliere le castagne dal fuoco a chi non è stato bravo a metter via i soldi. Credo che abbia recuperato nelle settimane seguenti e mi aspetto che faccia qualcosa per quelle nazioni che hanno avuto la sfortuna di avere avuto grossi focolai. Anche la Von Der Leyen dovrebbe occuparsi anche degli altri Paesi europei e non solo di noi. Perché ci devono accumunare sempre alla Grecia e nessuno guarda mai alla Spagna?

Nei giorni scorsi, hai fatto una diretta da una delle tante (e vuote) piste pedonabili e ciclabili di Milano. Ci spieghi cosa sta accadendo?

In questo momento in cui i mezzi pubblici non vengono utilizzati e le persone utilizzano le auto mi sembra senza senso ridurre le corsie, come stanno facendo a Milano. In corso Venezia la gente va già a fare spese e a comprare. Che senso ha ridurre le corsie?

Va bene, ma cosa proponi per la viabilità e per l’ambiente di Milano?

Riabilitiamo la moto: resta accesa per la metà del tempo di un’auto perché ci mette la metà del tempo per fare da A a B. Ci si mette anche meno tempo per trovare parcheggio e le dimensioni della moto sono molto più piccole e non si può dire che il motore di una moto Euro 0 sia lo stesso di una macchina Euro 0.

Grazie mille per l’intervista. Solo una cosa: come si pronuncia Wuhan?

Wu-han (ride, Ndr e lo pronuncia in mandarino perfetto, aspirando l’acca)

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Commenti

FD06

Mer, 06/05/2020 - 18:13

Tutto vero , meno che sulle moto, non tutti possono usarle ....io le adoro ma ne capisco i limiti per molti soprattutto i più anziani / e