Canzoni natalizie vietate in radio per il MeToo

Il MeToo sta influenzando il modo in cui le persone vedono le creazioni del passato, come le canzoni di Natale: ecco il dibattito su un brano che, secondo alcuni, parlerebbe di uno stupro

Canzoni natalizie vietate in radio per il MeToo

Il MeToo non si ferma e una radio statunitense censura una canzone natalizia, per evitare di offendere la sensibilità di chi ascolta.

Lo racconta Bbc che, oltre a evidenziare il dibattito in corso, mostra come altri brani tipici del periodo di festa presentino un testo o dei legami nella propria genesi, che poco hanno a che vedere con la sensibilità moderna rispetto a diverse tematiche.

La canzone sotto accusa oggi è “Baby, It’s Cold Outside”, che ha esordito in un film del 1949 e può vantare diverse cover negli ultimi anni, da Michael Bublé a Lady Gaga. In un passaggio,secondo il dj di Star 102 Glenn Anderson, la canzone parlerebbe però di una donna che subisce delle pressioni per far sesso con un uomo, dopo essere stata convinta a bere un drink sospetto. Su Tumblr, tuttavia, un insegnante di inglese ha spiegato che non si tratta di una battuta sul sesso non consensuale: quando la canzone è stata scritta, le donne non potevano avere un comportamento aperto per quanto riguarda la propria sessualità. Il brano parlerebbe invece di due amanti che scherzano sulle imposizioni della società dell’epoca in tal senso. Insomma, nessuno verrebbe stuprato tra un verso e l’altro.

Sui social network, i giudizi e le critiche si sono divisi. E sono spuntati altri esempi di dibattiti simili - che naturalmente appaiono in questo periodo dell’anno, dato che riguardano canzoni di Natale. Per esempio, nel 2007 Bbc fece cambiare un paio di parole nel brano “Fairytale of New York” perché estremamente offensive nei confronti delle donne e della comunità Lgbt: "fagot" e "slut", due termini con connotazione estremamente negativa. C’è anche chi pensa - ipotesi avversata da Bob Geldof, che ne fu co-autore - che “Do They Know It’s Christmas?” contenga una visione paternalistica dell’Africa. E le critiche non risparmiano infine anche “Jingle Bells” che avrebbe un legame forte con i minstrel show - quelli in cui gli statunitensi caucasici si dipingevano il volto di nero per parodiare attraverso stereotipi razzisti gli afroamericani.

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