"Dopo cinema e teatro ora ballo con le stelle. Ma nun me so'allenato"

L'attore Ninetto Davoli nel cast dello show di Milly Carlucci su Raiuno: "Mai fatto passi di danza prima"

"Dopo cinema e teatro ora ballo con le stelle. Ma nun me so'allenato"

«Ah Pierpa': aiutame tu!». Un po' scherza e un po' no, Ninetto Davoli, alzando gli occhi al cielo per invocare la protezione di Pierpaolo Pasolini. Certo: rivolgersi al poeta che bollò con parole di fuoco la tv e i suoi riti, proprio alla vigilia del debutto in uno dei riti più televisivi che esistano, forse è un po' troppo perfino per il suo storico sodale e discepolo.

Ma Giovanni Davoli detto Ninetto (da domani, sabato 19, concorrente a Ballando con le stelle, con -fra gli altri- Alessandra Mussolini, Elisa Isoardi, Tullio Solenghi, Barbara Bouchet)- assicura: «Pierpaolo scuoterebbe la testa. Ma ne so' certo: alla fine me perdonerebbe».

Forse perché lei è un appassionato di ballo?

«Macchè. Mai ballato in vita mia. Manco so dove se mettono i piedi. Si, vabbè: da regazzino andavo a fa' un po' lo scemo col twist, andavo a fa' lo shake e il cha-cha-cha al Samoa o al Piccadilly, che erano balere popolari di Roma. Ma mica per balla': che me fregava, a me, de balla'? C'andavo per rimorchia' le donne».

E allora come le è venuto in mente di lanciarsi sulla pista da ballo più famosa della tv?

«Perché in vita mia ho provato tutto. Il cinema, il teatro, gli sceneggiati, perfino le canzoni, quando Antonello Venditti scrisse per me e per Adriana Asti quelle del musical Addaveni' quel giorno e quella sera. Me rimaneva solo il ballo. Così dopo la telefonata di Milly, me so detto: E vai! Anche questa è fatta!».

Allora avrà cominciato subito ad allenarsi con la sua insegnante Ornella Boccafoschi, immagino.

«Allenamme Allenamme è un parolone. Ho cominciato a damme da fa', ecco. E a suda'. Perché mentalmente io so' un entusiasta. È il fisico, che me frega. Però ce metto la tigna («ostinazione» in romanesco, ndr) e con quella risolvo. Poi è arrivato il Coronavirus, e adesso che le ore di allenamento so' diminuite per limitare i contatti proviamo meno di quanto facevano gli altri anni - e la sfacchinata s'è fatta sopportabile».

È vero che durante il lockdown avete continuato a fare esercizi a distanza, con gli insegnanti che vi seguivano al computer?

«Io gli esercizi li faccio poco in presenza se figuri se li potevo fa' a distanza!».

E come ha reagito ai colpi che avete subito? Prima la positività di Samuel Peron e Daniele Scardina, poi quella (temuta ma smentita appena ieri) di Paolo Conticini?

«Porca miseria che jella! Ma proprio mo' che m'ero deciso, doveva capita'? Fortuna che io so' un ottimista e vedo tutto rosa. Anche durante il lockdown: ero sicuro che alla fine Ballando ce l'avrebbe fatta. E poi il ballo è proprio questo, no?, è ottimismo, allegria, gioia de vive».

Dica la verità: se Pasolini, che con la tv aveva un rapporto difficilino, la vedesse sgambettare in uno show del sabato sera, cosa direbbe?

«La stessa cosa che disse dopo che un leone stava per mangiarmi, sul set di un film che giravo in Russia: Te mancava solo questa!. Pier Paolo trovava la tv uno scatolone meraviglioso. È solo il modo sbagliato con cui viene usata, che contestava. Il fatto che con la tv si strumentalizzano le persone, le si omologa tutte a fini consumistici. Ma per quel che riguarda me avrebbe riso come un matto...».

Un recente spettacolo a Spoleto, interpretato da Monica Bellucci, ha riportato alla ribalta una lettera, fino a poco tempo fa inedita, in cui Maria Callas consolava Pasolini del suo impossibile amore per lei.

«Veramente l'amore impossibile non era quello di Pier Paolo per me. Era quello della Maria per Pier Paolo. La Maria s'è confusa: fra me e Pier Paolo c'era un legame splendido, ma non del tipo che aveva capito lei. Era lei, che sul set di Medea attraversava un momento difficile; e Pier Paolo, che era di un'umanità e una delicatezza pazzesche, aveva capito quanto lei avesse bisogno di affetto. E glielo dava. Ma come poteva».

Da quarant'anni lei è il simbolo di una certa romanità. Quest'identità regionale cosi' spiccata le ha mai creato attorno antipatie o snobismo nel resto d'Italia?

«Mai. Anzi! Negli anni '70 feci uno spot pubblicitario per una famosa casa di crackers: ero un garzone del fornaio che in bicicletta cantava a squarciagola (e massacrava) canzoni romanesche. Beh: lei non ha idea di quanti italiani, in tutta Italia, ho conquistato co' quella roba li'!».

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