Il futuro del restauro archeologico? Ora è nelle nanotecnologie italiane

Presentato a Roma un intervento su una necropoli vecchia di secoli

Matteo Sacchi

Le nanotecnologie stanno diventando sempre più importanti nell'ambito della ricerca archeologica e del restauro e l'Italia è all'avanguardia in questo campo. Consentono di intervenire sui reperti per ripararli e conservarli in maniera prima assolutamente impensabile. La nanotecnologia è un ramo applicativo della scienza che si occupa del controllo della materia su dimensioni nell'ordine del nanometro (un miliardesimo). Questo nell'ambito del restauro consente diversi tipi di intervento. Alcuni dei più innovativi prevedono la dispersione di nanoparticelle di idrossido di calcio in alcoli a catena corta, per il consolidamento di dipinti murali, gessi e pietra. Oppure la dispersione di nanoparticelle alcaline in alcoli a catena corta o in acqua, per controllare il ph di opere mobili quali carta, pergamena o cuoio. Sono stati sviluppati anche fluidi di pulitura nanostrutturati, come microemulsioni olio-in-acqua, per rimuovere lo sporco e i rivestimenti indesiderati dalle opere d'arte.

Alcuni dei risultati di questo grande sforzo tecnologico verranno presentati domani alle 14 nel salone monumentale della Biblioteca Casanatense, una struttura del ministero dei Beni culturali, in via S. Ignazio 52 a Roma. Durante il convegno Nanotecnologia Scienza e Conservazione - Beni Culturali ed innovazione Tecnologica - Il ruolo della Nanotecnologia sarà illustrato un intervento unico di archeoantropologia con i nano materiali su una necropoli di 280 anni fa e su degli scavi del I secolo d.C.

L'Italia vanta in questo campo una serie di interventi di successo soprattutto grazie all'Heritage Preservation Lab, un team specializzato nel restauro che utilizza le tecnologie sviluppate dall'azienda «4ward360». Coordinato da Sabrina Zuccalà, direttrice del Dipartimento di nanotecnologie di «4ward360», questo team ha già portato avanti restauri sui guerrieri di terracotta di Xian, sul Pugilatore in riposo, il primo esempio al mondo d'intervento con le nanotecnologie per la protezione e conservazione di un relitto navale in legno, sulla «nave di Marausa». Al convegno Sabrina Zuccalà relazionerà su «Sviluppo delle nanotecnologie in funzione dei beni culturali».

Durante il convegno tra i tanti interventi segnaliamo quello di Antonio Della Valle che disquisirà di «Scienza, nanotecnologia ed antropologia» concentrando il suo discorso proprio sul primo intervento al mondo con le nanotecnologie su dei reperti ossei provenienti scavi archeologici. Invece Roberto La Rocca, archeologo navale della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, incentrerà il focus del suo intervento sulla «Stabilizzazione del patrimonio archeologico subacqueo» e la ricercatrice Alessandra Morelli spiegherà lo «Studio e formazione per l'applicazione dei nanomateriali in ambito dei Beni culturali». Sono stati invitati al convegno anche il premier Giuseppe Conte, il ministro per i Beni e le Attività culturali e Turismo Dario Franceschini e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo.

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