"Il Gabibbo non è un plagio". Ora il caso si riapre?

La Cassazione ha accolto, in parte, il ricorso di Ralph Carey, creatore della mascotte dell'università del Kentucky

"Il Gabibbo non è un plagio". Ora il caso si riapre?

Nuovo capitolo dell’affaire Gabibbo plagiato. La Corte di Cassazione, infatti, ha accolto, seppur parzialmente, il ricorso presentato da Ralph Carey, creatore della mascotte dell’università americana del Kentucky Big Red, che aveva accusato Antonio Ricci di aver copiato la sua creazione per il pupazzo rosso, storica icona di Striscia la notizia, animata dal compianto mimo Gero Caldarelli.

Adesso, anche se il plagio era stato escluso già da una precedente sentenza, i giudici dicono di valutare se possa esistere un eventuale "plagio evolutivo". Un’ipotesi però che la trasmissione di Canale 5 smentisce in modo categorico, sottolineando come la Cassazione abbia "nuovamente confermato l’esclusione di qualsiasi plagio e contraffazione respingendo il ricorso di Carey e rinviato parte del giudizio alla Corte di appello di Milano perché sia riesaminata l’ipotesi di una mera ispirazione tratta dal Big Red per la creazione del simbolo di Striscia. Affermare quindi che il Gabibbo costituisce un plagio del Big Red è falso e diffamatorio".

Il Gabibbo della discordia

Alberto Gambino, avvocato di Carey, sostiene invece che:“La Corte di Cassazione prima sezione civile ha accolto il ricorso di Ralph Carey, ideatore nel 1979 del pupazzo Big Red, contro RTI spa, in relazione al cosiddetto plagio evolutivo. Per cui chiederemo alla Corte d'appello di inibire l'ulteriore utilizzo del Gabibbo e la reversione degli utili”.

Insomma, per dirla come la direbbe il Gabibbo, mica roba da besughi.