Il Greco rinato ora fa furore con "Zero e Lode"

"Cominciammo ad ottobre; tutti dicevano che non saremmo arrivati a mangiare il panettone"

Quando il quiz è un rischio. Se poi il quiz è alla rovescia nella struttura come nell'orario - allora non si tratta più di un quiz. Ma di un azzardo. «Cominciammo ad ottobre; tutti dicevano che non saremmo arrivati a mangiare il panettone ammette Alessandro Greco -. E a due settimane dal debutto già pronosticavano la chiusura del programma». Ma dallo stentato 9 per cento di share degli esordi, il quiz pomeridiano di Raiuno Zero e lode è cresciuto all'attuale 13, 30. Incrementando di due punti l'ascolto medio dei programmi di Raiuno alle ore 14. «E il nostro contratto, previsto solo fino a febbraio, è stato prorogato fino a fine stagione», aggiunge compiaciuto il suo conduttore. Dunque quelle di chiusura erano solo voci maligne? «Esagerazioni. Intendiamoci: io stesso all'inizio avevo delle perplessità. Proporre un quiz in ora post-prandiale, in una fascia già segnata da alcuni esperimenti poco efficaci, e un quiz che perdippiù - non chiede qual sia la risposta esatta, ma quale sia la risposta esatta meno fornita (questo il singolare meccanismo del game, che sulla Bbc va in onda da anni, ma in fascia serale) suggeriva qualche preoccupazione». Per questo lo stesso Greco ha cercato prima di diventare lui stesso esperto del gioco, anzi cintura nera dice - per poi poterlo condurre con cognizione di causa: «Nelle prime puntate dovevo spiegarlo a lungo. Ora invece cammina da solo, e a tutta birra». Perché? «Perché nel frattempo mi sono rilassato. E siamo riusciti a creare un clima Zero e lode: un effetto comitiva che rappresenta il vero spirito del programma, ossia con un gruppo di persone che ha piacere di ritrovarsi, sempre insieme, sempre alla stessa ora e divertirsi a giocare».

Già: perché oltre al genere inconsueto per quella fascia di programmazione, anche sul pubblico (generalmente femminile) che accende la tv alle 14, c'erano dei dubbi. «Mi dicono che oltre a crescere nell'apprezzamento di uno spettatore generalista, anche per quel che riguarda sesso ed età Zero e lode sta dimostrandosi uno show moderno. Nel seguirlo in tv, infatti, molti lo commentano anche tramite i tweet». Col focalizzarsi del programma si è meglio definito anche lo stile del suo conduttore: «Io nasco con Furore, lo sanno tutti. E quello non era un programma; era una pentola a pressione. Tirava a 200 all'ora per due ore ininterrotte. Gli anni passano, ma qualcosa di quell'approccio tutto adrenalina m'è rimasto dentro, perché io stesso sono fatto così. E nonostante le sue origini britanniche, uno Zero e lode all'inglese non riuscirei mai a farlo». E a proposito di Furore il musical game che vent'anni fa divenne quasi di culto, e per il quale Raffaella Carrà inventò Alessandro Greco - dopo alcune riprese estemporanee non si era parlato di un suo ritorno definitivo? «Certo. Ma se n'era parlato con il direttore di Raidue Ilaria Dallatana, che ne ipotizzava entusiasta una versione rinforzata nel budget e nella partecipazioni di Vip come concorrenti. Io, poi, a differenza di molti colleghi, non temo di venir intrappolato da un titolo o da un genere. Ma poi la Dallatana ha smesso di fare il direttore. E il progetto è rimasto, ahimè, solo un progetto».

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