Guè Pequeno: "Il rap è come il rock. Se è troppo di moda piace solo ai bambini"

Sta per pubblicare un brano "con una mega popstar straniera". E dopo il Wired Next Fest, "sarò al concerto di J-Ax e Fedez"

Guè Pequeno: "Il rap è come il rock. Se è troppo di moda piace solo ai bambini"

Di certo Gué Pequeno parla chiaro. Nelle sue canzoni (è stato l'italiano più ascoltato su Spotify nel 2017). E anche nei libri (la sua autobiografia Guérriero, edita da Rizzoli, è arrivato al primo posto della classifica Varia). E lo ha fatto anche ieri, al Wired Next Fest proprio come qualche settimana fa al Salone del Libro di Torino: tanto pubblico, parole ribelli. Milanese, 37 anni, è esploso con i Club Dogo ma ora vive di vita propria, e che vita: complicata e turbolenta. «Visto che non potevo fare il gangster, ho scelto subito di fare il rapper», ha scritto nel libro che ho stesso flow, la stessa cadenza, delle sue canzoni perché «a differenza di altri, me lo sono scritto io». Dopotutto, Cosimo Fini detto Gué non ha mezze misure al punto di scrivere che «ormai il rap italiano è talmente di moda da trasformarsi in un mucchio di bambini che fanno corna e linguacce nella foto profilo». Più chiaro di così.

Allora perché lei continua a fare rap?

«Perché nella mia visione il rap è come il rock'n'roll: significa libertà».

Libertà anche di scrivere libri.

«Avevo tanto da raccontare ma lo volevo fare a modo mio. Così è venuto fuori un racconto della mia vita attraverso tanti flash. Ho frammentato la mia autobiografia».

Con quale obiettivo?

«Annientare i pregiudizi verso il rap. Non l'ho scritto per altri scopi. Se avessi voluto fare come Fabio Volo, avrei fatto come Fabio Volo».

Vasco ha detto che i testi rap e trap sono troppo lunghi.

«È un rilievo molto tecnico, è interessante, siamo mondi diversi ma non mi sento di criticare il suo punto di vista».

Rimane il fatto che oggi la trap è un fenomeno.

«Piace moltissimo ai bambini perché per loro non c'è altro. Vedo queste gang di ottenni che scorrazzano su Instagram e commentano a caso senza neanche informarsi...».

Sulla politica i due eroi della trap, Ghali e Sfera Ebbasta, hanno idee distinte. Per Sfera ai ragazzi non interessa. Per Ghali, «qual è la differenza tra sinistra e destra? Cambiano i ministri ma non la minestra».

«Forse Ghali è più lungimirante e parla di tutto. Se parli solo di Nike, piaci solo ai ragazzini».

Kendrick Lamar ha preso il Pulitzer per la musica. C'è un Kendrick Lamar in Italia?

«Lui mi fa venire in mente Marracash ma qui non c'è uno come lui qui da noi».

Però il Pulitzer a un rapper ha un grande significato.

«Il mio Pulitzer me lo consegna ogni giorno il pubblico». (sorride - ndr)

A proposito di pubblico, il primo giugno sarà a San Siro nel concerto «Finale» di Fedez e J-Ax.

«Con Ax c'è una amicizia da vent'anni. Lui era uno dei miei riferimenti musicali insieme con Tormento e Neffa. A San Siro è anche il suo concerto e quindi qualsiasi scazzo scherzoso è stato sepolto». (si riferisce specialmente a quelli con Fedez - ndr).

Però sui social molti dicono che lei ci vada per soldi.

«Magari. Per soldi andrei ai concerti di tutti». (sorride - ndr)

Nello stesso giorno uscirà il suo nuovo singolo.

«L'ho inciso con un artista internazionale enorme».

Pop o rap?

«Pop».

In radio c'è il brano Nero Bali di Elodie e Michele Bravi con il suo featuring.

«Sì ho fatto una capatina in quel pezzo: sono bravi e mi piacciono».

Spesso i rapper cercano il riconoscimento del grande pubblico.

«Dipende da che cosa si intende per riconoscimento. Per me non è andare in tv alla domenica pomeriggio. Non sono un frustrato, non sono un ex bullizzato e il tempo cicatrizza tutte le ferite».

Gli eccessi talvolta le anestetizzano.

«E io non li rinnego mica».

Ai tempi del suo primo disco solista usciva con Nicole Minetti e usava l'aereo privato. E ora?

«L'aereo privato lo prendo ancora molto volentieri. Ma con qualcun altra».

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