Lo Iacono, psicobiografia letteraria del «Gattopardo»

Felice Modica

Ancora nel 2017, in occasione dei sessant'anni dalla morte, sono usciti diversi testi su Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo, 1896 Roma, 1957). In tanti continuano a sforzarsi di ricostruirne la vita segreta, gli affetti, i drammi interiori, attraverso tutti gli indizi possibili, pronti al recupero di frammenti scampati alla distruzione, nel tentativo di ricomporre, attraverso decine di piccole tessere, l'anima complicata dello scrittore.

L'Albatro di Simona Lo Iacono (Neri Pozza) è il più recente fra questi tentativi. Probabilmente non sarà l'ultimo, di sicuro è il più letterario e, al momento, il meglio riuscito. Intanto perché è un romanzo e forse ci voleva proprio un romanzo per comprendere uno scrittore. L'autrice - che ha ridotto i neologismi siculi, alla Camilleri, giovando al testo - fornisce un'interpretazione di fantasia della vita del principe, ma filologicamente corretta. L'originalità e insieme l'intuizione dell'opera consistono nel ricostruire la vita del protagonista attraverso una lettura psicoanalitica della sua infanzia.

Che è quella di un bambino nato in una fra le famiglie più ricche e influenti della Sicilia. Figlio unico, intelligente, sensibile, soffre la solitudine, tanto da inventarsi un amico immaginario: «Antonno». Il quale è la sua immagine riflessa. Fa tutto al contrario: legge i libri a partire dalla fine, scambia il cielo col mare, il teatro con la realtà, nega per assentire. Antonno è l'alter ego di Giuseppe, la sua prima prova d'artista e insieme l'albatro di Baudelaire e Coleridge: segue il capitano attraverso gli oceani, nella buona e nella cattiva sorte, prende su di sé le cicatrici che le ferite della vita lasciano sul «principuzzo». Scorre l'infanzia e con essa le case in cui ha vissuto, le avventure condivise con Antonno.

Ghiotta scoperta di Lo Iacono (a lei confessata proprio dal diretto interessato), è che don Fabrizio adotta Tancredi, proprio come Giuseppe, nella vita reale, adotterà Gioacchino Lanza. Ora il principe, vecchio e malato, attende la morte in una clinica romana e insieme la risposta di Vittorini per Einaudi, riguardo la pubblicazione del Gattopardo.

La risposta arriva: la conosciamo e, nonostante l'autrice la addolcisca, sappiamo che non è garbata. Antonno però aveva ragione: la fine è un inizio e il manoscritto del Gattopardo, consegnato in forma anonima ad Elena Croce, sarà accettato da Giorgio Bassani e pubblicato per Feltrinelli, diventando un classico.

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