“L’arma dell’inganno”, storia vera di un grande piano di spionaggio bellico

Una spy story d’ambientazione bellica e con sottotrama romantica, che ricostruisce la nascita della fake news che fu decisiva per le sorti della seconda guerra mondiale

“L’arma dell’inganno”, storia vera di un grande piano di spionaggio bellico

L’arma dell’inganno - Operazione Mincemeat, da questa settimana al cinema, è un dramma storico di quelli vecchia scuola, intrigante e raffinato.

Il film ricostruisce una vicenda realmente accaduta ma che pare incredibile, risalente alla seconda guerra mondiale: il grande inganno dell’intelligence britannica a danno dei nazisti.

Del resto, come messo subito in chiaro da una voce fuori campo nell’incipit, esiste una guerra visibile, combattuta sui campi di battaglia, e una invisibile, giocata a colpi di astuzia dietro le quinte.

Nella fattispecie l’idea era di nascondere l'invasione alleata della Sicilia che nel 1943 avrebbe tanto fatto la differenza sullo scacchiere bellico. Al fine di dirottare le truppe naziste altrove, si intendeva far passare la falsa informazione che lo sbarco sarebbe avvenuto in Grecia.

Nel film gli agenti del servizio segreto inglese Montagu (Colin Firth) e Cholmondeley (Matthew Macfayden) organizzano l’operazione denominata Mincemeat: si procurano un cadavere, lo travestono da membro dei Royal Marines, gli riempiono le tasche di corrispondenza e di documenti militari fuorvianti e lo abbandonano sulle coste spagnole. La speranza è che, una volta recuperato il corpo, il contenuto delle false informazioni in suo possesso sia intercettato dalle spie naziste in loco e arrivi al pesce grosso per cui è nata l’elaborata esca, Hitler. Al piano collabora anche Ian Fleming (Johnny Flynn), aspirante scrittore e futuro “padre” di James Bond.

Naturalmente, affinché l’operazione vada a buon fine, tutto deve essere curato nei minimi particolari: la divisa usurata al punto giusto e il contenuto delle tasche, da una lettera d’amore a un sollecito bancario, foriero di credibilità. Per corroborare l’inganno, nulla può essere lasciato al caso, anche perché reindirizzare altrove le forze nemiche e avere campo libero in Sicilia significherebbe evitare un sanguinoso massacro.

Basato sul libro di Ben Macintyre, “L’arma dell’inganno” vede alla regia John Madden, già premio Oscar per “Shakespeare in Love” nel 1998, il quale regala al film una sottotrama romantica, un po’ forzata a dire il vero ma che serve a dare spessore psicologico ai personaggi.

Oltre che alla costruzione di un piano dal meccanismo a orologeria, i protagonisti sono dediti a vendere la loro folle macchinazione ai piani superiori. “L’arma dell’inganno”, in questo senso, è anche un’indagine sui rapporti di potere e un omaggio ai numerosi eroi senza gloria che hanno fatto la Storia, uomini e donne sconosciuti che hanno lavorato al raggiungimento della vittoria armati di patriottismo, sacrificio personale e dedizione. Gli stessi due protagonisti maschili sono chiamati a mettere da parte divergenze di opinione e drammi personali per un bene superiore.

“L’arma dell’inganno” mescola storia vera e finzione sfoggiando uno stile orgogliosamente british. Non stupisce che Colin Firth, con il suo impeccabile aplomb e la sporadica ironia, sia perfetto in tale cornice.

Il film esplora il potere manipolatorio della scrittura, trasmette bene il senso di pericolo che circonda l’intera operazione e tiene incollati dall’inizio alla fine.

I titoli di coda, come spesso accade quando si tratta di una storia vera, chiudono il cerchio intorno alle figure raccontate.

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