Metanfetamina e svastiche. Così la droga aiutò il Reich

Metanfetamina e svastiche. Così la droga aiutò il Reich

Sangue e acciaio. Da sempre i componenti fondamentali della guerra. Ma nelle guerre contemporanee se ne aggiunge almeno un terzo: la chimica. Se ne è accorto lo storico tedesco Norman Ohler a proposito della Germania nazista. È stato appena tradotto in italiano il suo Tossici. L'arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista (Rizzoli, pagg. 384, euro 22). Ohler racconta come dopo la Prima guerra mondiale uno dei primi settori in cui la Germania riprese rapidamente il suo primato industriale è stato quello farmaceutico. Divenne uno dei principali produttori mondiali di droghe. Ne nacque un mercato fiorente anche se destinato a diventare presto illegale.

Nel frattempo però accaddero due cose: presero il potere i nazisti e vennero sintetizate in Germania le metanfetamine. Un medico tedesco, Fritz Hauschild, alle Olimpiadi di Berlino del 1936, osservò gli effetti della benzedrina sugli atleti Usa. Decise di sintetizzare un equivalente tedesco per la ditta Temmler. Nel 1937 produsse, a prezzo contenuto, la metilanfetamina. Venne commercializzata con il nome di Pervitin. All'epoca nessuno si era preso la briga di studiarne gli effetti collaterali (assuefazione e disturbi del cervello). E la pubblicità si concentrò solo sugli effetti benefici. Capacità di lavoro aumentata, resistenza al sonno, euforia. Venne lanciata una campagna coi fiocchi, ai medici vennero inviate pillole omaggio... Vennero addirittura prodotte delle praline al Pervitin per donne e bambini. La Germania si riempì di ipercinetici consumatori di anfetamine. Ma al Regime (salutista) sembrarono solo tedeschi perfetti dediti alla causa del Reich. E quando scoppiò la nuova guerra i medici al fronte iniziarono a richiederne scorte sempre più grosse per i soldati: guerra lampo a colpi di farmaci simpaticomimetici (li diedero alle truppe che attaccarono i forti del Belgio). E più il conflitto proseguiva e più, si ricorse a questi prodotti, mettendoli nella cioccolata. Alcuni soldati, come il futuro premio Nobel Heinrich Böll, ne rimasero dipendenti per sempre. Esce così dall'indagine di Ohler, tutta documentata dagli archivi militari, un lato ignoto della guerra e della fanatica resistenza tedesca.

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