Morto Ray Manzarek l'alter ego di Morrison che ha creato i Doors

Morto Ray Manzarek l'alter ego di Morrison che ha creato i Doors

«L'arte è la nostra salvezza. Noi diventiamo i creatori. Noi siamo gli inventori. E la gioia, l'evasione e il grande balzo di noi stessi al di fuori della corazza del nostro ego, verso un regno più puro e pulito, quella è la nostra destinazione. Diventare dei creatori illuminati». Così scriveva Ray Manzarek, tastierista dei Doors, nella sua autobiografia Light My Fire, ricordando il fervore quasi mistico del rock anni '60 e il suo rapporto con Jim Morrison. Già, Manzarek e Morrison, gli inventori dei provocatori Doors. Jim, il Re Lucertola, se n'è andato nel 1971; Ray ieri a 74 anni, a Rosenheim in Germania, dopo una lunga lotta contro il cancro. Al di là del carisma apollineo e allo stesso tempo luciferino di Morrison, Manzarek ha portato lo spirito della musica dei Doors fino ai giorni nostri, anche affrontando cause per l'uso del nome con l'ex amico batterista John Densmore. Le sue tastiere (con l'utilizzo anche di un Rhodes Piano Bass in funzione di basso) hanno fatto la differenza nel creare un sound unico e irripetibile.
I Doors nascono sulla spiaggia di Venice, a Los Angeles, dove Jim e Ray frequentano la scuola di cinema dell'UCLA. Una notte del 1965 Morrison declama alcuni versi di una sua poesia (che diventerà Moonlight Drive, uno dei primi pezzi provati dalla band, poi inserito nel secondo album Strange Days) e da lì scatta la scintilla: «le porte» si aprono definitivamente e, in un periodo in cui imperversa il pop leggerino dei Monkees o improbabili parodie jazzistiche come Winchester Cathedral della New Vaudeville Band, i Doors deflagrano con l'omonimo primo album, che contiene brani quali Break On Through (loro primo singolo) e Light My Fire (loro primo successo). «Krieger portò le chitarre del flamenco - ricordava Manzarek -; io un po' di musica classica con un po' di blues e jazz, e certamente John Densmore era dentro al jazz fino al midollo. Jim portava la poesia della beat generation e quella del simbolismo francese, e questo è il brodo nel quale sono nati i Doors, al tramontar del sole sulla costa dell'Oceano Pacifico, alla fine, al termine del mondo occidentale civilizzato».
Rispetto all'istrionico e dissacrante Morrison, Manzarek all'apparenza è sempre apparso molto sobrio e serioso, preso più dal suono, dal teatro e dal cinema che dalle manifestazioni esteriori. Puntava, con l'amico Jim, a riprendere e a portare oltre il limite estremo il cocktail tra poesia e rock come i beatnik fecero con letteratura e jazz. «L'inferno sembra essere più affascinante del paradiso e bisogna irrompere dall'altra parte per diventare un essere completo», disse Manzarek in proposito.
Da Riders on the Storm al rock blues di L.A. Woman (con Ray in grande evidenza) passando per The Unknown Soldier (il brano più politico della band) Manzarek si è dato anima e corpo al progetto Doors. Nella sua biografia è interessante notare la sua incredulità per la morte di Jim, (già una volta era stato annunciato il decesso in un incidente automobilistico), i dubbi dopo che la bara è stata sigillata senza che nessuno abbia visto il corpo. Da allora (1971)Jim ha ricominciato a macinare strada. I Doors in trio hanno inciso altri due album, poi lui li ha riformati parecchie volte, con il nome The Doors of the 21st Century insieme a Krieger (mentre Densmore fece causa agli ex compagni) e poi con quello di Riders on the Storm. Intanto, giocando sempre tra colto e popolare, ha lavorato con i personaggi più diversi, dal poeta beat Michael McClure a Iggy Pop, e fino a pochi mesi fa si esibiva dal vivo alternando i suoi classici a nuovi pezzi. Nell'intervista alla prefazione italiana di Light My Fire sta il suo testamento spirituale: «Non mi interessa se la mia musica lascerà un'impronta. Chi suona deve preoccuparsi di catturare lo spirito del momento della creazione, l'energia. Non si fa mai dell'arte per lasciare un testamento».
Stasera Sky Arte HD dedicherà l'intera serata ai Doors.

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