"Non solo varietà in tv. In questo momento la Rai aiuti a riflettere"

Il presidente dell'Ente Spettacolo della Cei sostiene l'appello di Pupi Avati: "Più cultura"

La sua è una voce dal campo di battaglia perché, come parroco di Lecco, vede da vicinissimo il dolore dell'epidemia. Però don Davide Milani è anche il presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo della Cei (www.entespettacolo.org) e non esita ad appoggiare la proposta che Pupi Avati ha lanciato proprio qui sul Giornale: «Questa è l'occasione per rifare i palinsesti: basta cicaleccio nei salotti televisivi e più cultura». Dopo esser stato portavoce degli arcivescovi Tettamanzi, Scola e Delpini della Curia di Milano ha sentito il bisogno di ritornare «in parrocchia». Da lì si occupa anche di spettacolo. E ha le idee molto chiare: «L'appello restate a casa è fondamentale ma non basta».

Quale dovrebbe essere il prossimo passo?

«Premetto che non voglio in nessun modo avocarmi competenze altrui, ma credo che ora in questo momento di sospensione, dobbiamo dare motivi per vivere a casa. La distrazione non basta, l'intrattenimento fugace nemmeno. Questa ora è la nostra vita e dobbiamo accettarla».

Ma chi non lo fa?

«Di solito ci sono due modi per affrontare l'esistenza. Il primo è quello di seguire il dettato devo essere ricco, sano e avere successo che può portare alla frustrazione. L'altro è di accettare ciò che ci accade».

In questo momento non è facile.

«È un momento terribile ma la cultura e il cinema hanno leve enormi per aiutarci a riflettere. E questo è un grandissimo aiuto per tutti noi».

Solo letteratura e cinema?

«Anche la musica e la migliore serialità, quella che una volta chiamavamo sceneggiati, sono capaci di nutrire questo bisogno, di porre le domande cosicché nello spettatore nasca una riflessione su come interpretare l'esistente».

Faccia un esempio.

«Nelle pagine di Manzoni sulla peste si vede come gli uomini si dividano davanti all'accadimento terreno. Da una parte c'è chi pensa per sé e basta. Dall'altra chi cerca di salvarsi donando la vita. Sono spunti di riflessione importanti anche in questo momento. Anche Vita e destino di Vasilij Grossman è un libro che racconta benissimo l'oggi. Abbiamo bisogno di queste riflessioni».

E la Rai cosa potrebbe fare?

«La Rai ha competenze e archivi che potrebbero essere di grande aiuto. È il momento di sfruttarle anche in questa direzione. Ma è un appello da fare a tutti coloro che si occupano di informazione e comunicazione. La distrazione va bene, ma non basta, serve soltanto ad attraversare un attimo, a reagire all'emergenza. Poi andare oltre, provocare riflessioni senza spruzzare spray rosa su tutto e far finta che vada tutto bene. Riflettiamo ad esempio su che cosa è stato il nostro Dopoguerra».

Che cosa è stato?

«Qui abbiamo un solo nemico, il virus. Allora si è spaccata una società al proprio interno con conseguenze devastanti».

Come cambierà il nostro immediato futuro?

«Credo che gli artisti smetteranno di fare selfie alla realtà ma inizieranno a porre interrogativi».

Bello il riferimento al selfie.

«Oggi ci sta che tanti personaggi famosi raccontino sui social come stanno vivendo questo dramma. Ma non tutti hanno una casa come la loro, una situazione come la loro. Qui a Lecco parlo con chi vive in quattro dentro appartamenti da 60 metri quadrati e non è per nulla facile».

Com'è cambiato il mestiere del parroco in così pochi giorni?

«Abbiamo gli ospedali colmi e sento tutto il dolore che mi viene consegnato. Ogni fedele mi consegna il dolore di tutta la città. Sento continuamente chi si confida dicendo che il proprio caro sta morendo oppure che è grave. Da prete non mi sento di tirare fuori il tipico repertorio del tipo su signora coraggio ma provo ad avvicinarmi alla domanda di salvezza che tutti si stanno facendo. E la vicinanza della gente è straordinaria».

Insomma c'è bisogno di una nuova fase anche del servizio pubblico televisivo.

«Siamo in una sorta di sospensione aspettando qualcosa che a sua volta è sospeso perché non sappiamo quando arriverà. E, come ho detto, credo che i film, molti spettacoli musicali e tanta di quella che oggi si chiama fiction possano darci aiuto e portarci a riflettere e a provare a dare ciascuno la nostra risposta su quale senso abbia questa parte della nostra vita».

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