Paola Barale scherza sul matrimonio con Gianni Sperti: "All'epoca non si faceva le sopracciglia"

Ospite al Maurizio Costanzo Show per ricordare Mike Bongiorno, Paola Barale si è resa protagonista di un siparietto divertente, architettato dai comici Pio e Amedeo

Paola Barale scherza sul matrimonio con Gianni Sperti: "All'epoca non si faceva le sopracciglia"

Sono passati quasi dieci anni dalla scomparsa del conduttore tv Mike Bongiorno che con la sua “Allegria” è entrato nelle case degli italiani, attaccati agli schermi per “giocare” ai suoi quiz. Mediaset in questi giorni sta dedicando degli spazi per ricordare il conduttore e ieri è stata la volta del Maurizio Costanzo Show. Tra gli ospiti anche le sue “vallette” storiche, tra cui la bellissima Paola Barale. Proprio lei si è resa protagonista di un siparietto divertente, in cui si è trovata a “prendere in giro” se stessa e il suo ex marito, il ballerino Gianni Sperti.

Durante lo show, i comici leccesi Pio e Amedeo hanno simulato uno dei quiz di Mike Bongiorno. La concorrente era Simona Ventura e doveva rispondere a delle domande sui presenti. L’ultima riguardava proprio Paola Barale: “Cosa ha accomunato per anni Paola Barale e Gianni Sperti? A: la passione per il ballo. B: le stesse sopracciglia ad ali di gabbiano. C: la capacità di guadagnare in televisione senza fare un ca***”. Simona Ventura imbarazzatissima è scoppiata a ridere e allora la collega l’ha tolta dall’imbarazzo e ha risposto al posto suo, stando al gioco: “Te la dico io. La C”, cioè la capacità di guadagnare pur non facendo nulla.

Nell’ironia generale, Simona Ventura ha detto: “Avrei detto la B”. Ma Paola Barale ha chiarito: “All’epoca non si faceva le sopracciglia e non aveva l’estetista”.

Paola Barale e Gianni Sperti sono stati sposati per quattro anni, dal 1998 al 2002. La causa di divorzio è durata sette anni, resa difficile da delle leggi “non adeguate”. È stato l’unico matrimonio per Paola Barale. “Non sono ferrata sull’argomento, mi è andata male una volta”, ha commentato la conduttrice in una vecchia intervista. Una motivazione sufficiente per non replicare l’esperimento.