Presentato il film verità su Welby e la sua agonia

È stato illustrato ieri ad Ancona, alla presenza di Mina Welby, vedova di Piergiorgio, il progetto del film della regista marchigiana Laura Viezzoli sullo scrittore e giornalista scomparso nel 2006, dopo essere stato tenuto in vita per anni artificialmente. Intitolato La natura delle cose, dall'omonima opera di Lucrezio, il film - girato su pellicola - ha vinto il bando di sostegno alla produzione audiovisiva regionale della Fondazione Marche Cinema Multimedia-Marche Film Commission.
Narra la vita di Piergiorgio Welby, alternando metaforicamente immagini concesse dalla Nasa di un astronauta nello spazio, che vive grazie alla tecnologia, a visioni naturalistiche sul nascere e morire delle stagioni. «Sono entusiasta del progetto - ha dichiarato Mina Welby - che s'ispira al testo di Lucrezio, che mio marito teneva sul comodino e si faceva leggere continuamente da un'infermiera per trovare la speranza. So che avrebbe apprezzato l'uso della pellicola invece del digitale, perché costringe a una maggiore attenzione a ciò che si fa per evitare sprechi. Fin quando ha potuto ha fatto fotografie, poi ho dovuto imparare io a farle per aiutarlo». «Per un certo periodo - ha continuato Mina Welby - mio marito ha potuto mantenere il contatto con il mondo esterno collegandosi a internet, ma alla fine non riusciva più neppure a muovere un dito. Il suo corpo lo aveva abbandonato e mi ha detto in un bisbiglio: “è finita”. Essere mantenuti in vita artificialmente è accettabile per chi lo vuole - ha concluso Mina Welby - ma non può essere un'imposizione».
La pellicola, come è facile prevedere, susciterà numerose polemiche per il tema scottante trattato.

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