"Primitivi" con il pallone: la partita tra cavernicoli che spiega i nostri valori

Il (bel) cartoon immagina una sfida preistorica che, divertendo, esalta impegno e dedizione

"Primitivi" con il pallone: la partita tra cavernicoli che spiega i nostri valori

Gli inglesi il calcio ce l'hanno nel sangue. Il Regno Unito ne è in qualche modo la culla tanto che la prime squadra al mondo di calcio, come lo intendiamo oggi, furono fondate lì a metà dell'Ottocento. Non desta quindi stupore che il geniale regista di animazione Nick Park, quello dei pupazzetti di plastilina Wallace&Gromit e Galline in fuga (quattro Oscar all'attivo), abbia deciso di girare un intero film sulle origini dell'antica disciplina. Portando l'idea alle estreme conseguenze. Scegliendo quindi, ironicamente, di ambientare il tutto all'alba dei tempi facendo scontrare la tranquilla Età della Pietra con la più turbinosa Età del Bronzo. E sarà naturalmente una partita di calcio a decidere chi vincerà.

Così troviamo da una parte la squadra dei Primitivi capitanata da Dag (con la voce italiana affidata a Riccardo Scamarcio) che non aveva mai sentito parlare prima di allora di calcio, dall'altra quella degli uomini del bronzo già dotati di soldi (i bronzo-dollari) e con un maestro in campo dal nome suggestivo, Dribblo (la voce è quella del calciatore Alessandro Florenzi). Dag, contro il parere del prudente e saggio Barbo (Corrado Guzzanti), cercherà di insegnare a Grullo (Greg), Gordo (Chef Rubio) e agli altri imbranati cavernicoli come giocare a calcio. I risultati saranno esilaranti ma disastrosi fino a che non comparirà una donna, l'energetica e appassionata Ginna (Paola Cortellesi). Anche se a ostacolare fino alla fine la loro vittoria ci sarà uno dei capi dell'Età del Bronzo, Lord Nooth (Salvatore Esposito).

Il film, che sarà in sala dall'8 febbraio in 350 copie distribuite da Lucky Red, porta una boccata di ossigeno d'invenzioni e uno humour sopraffino all'interno del cinema d'animazione riuscendo a divertire tutta la famiglia.

Ne è convinta anche Paola Cortellesi: «È un film dedicato ai bambini ma anche ai genitori che li accompagnano al cinema e che vengono tempestati dalle domande. E io così avrò modo di raccontare che cosa rappresenta questo mio bel personaggio, una ragazza (l'unico modo che ho per fare la ragazzina è il doppiaggio...) che teoricamente appartiene all'età più evoluta del bronzo dove però non le permettono di fare quello che le piace ossia giocare a calcio. Andrà avanti con ostinazione e finirà per insegnare a tutti quanto sia importante il lavoro di squadra».

Un insegnamento che trova d'accordo anche Salvatore Esposito, il Genny Savastano di Gomorra, che qui, nei panni di Lord Nooth, sfodera un'interessante proprietà mimetica e imitatrice riuscendo a inventare una nuova inflessione linguistica: «Volevamo raccontare un personaggio che fosse un vichingo nell'età della pietra, ho fatto un mischione linguistico e pensare che ero alla mia prima esperienza al doppiaggio. Per tornare al gioco di squadra, ho molto apprezzato l'idea del film di ambientare i principi alla base del calcio, e fondamentalmente da tutti gli sport, in un'epoca primitiva dove però ci sono già valori senza tempo come la lealtà, l'impegno e la dedizione».

Mentre a Corrado Guzzanti, che nel film è il vecchio saggio, non piace tanto sentir parlare di messaggi nei film, «neanche da bambino ci prestavo molta attenzione», anche se, racconta, è rimasto affascinato dal paradosso dell'ambientazione del film perché «oggi siamo abituati all'idea che il progresso e la conoscenza si diffonda a tutto il pianeta velocemente mentre allora i nuclei umani erano separati da grandi distanze».

Paradossalmente però oggi ci sono lo stesso tanti cavernicoli in giro: «Quelli che trascurano le regole basiche della civiltà, a Roma per esempio non si usa più la freccia, quelli che rimettono in discussione cose acquisite del vivere civile. Speriamo che siano cicli storici che vanno e che vengono».