Quell'irlandese sull'oceano e i binari che portano al West

Tim O'Halloran s'imbarcò per amore. E lavorò per necessità

di Stephen Vincent Benét

Sono stati gli uomini più forti a costruire la grande ferrovia, agli albori dell'America, e in particolare gli irlandesi. Mio nonno, Tim O'Halloran, allora era un giovanotto scatenato. Poteva picconare tutto il giorno e ballare tutta la notte, se c'era un violinista sotto mano; e se c'era una donna da soddisfare lo faceva, perché ci sapeva fare con la lingua e l'occhio. Allo stesso modo, se c'era un uomo da stendere, lo stendeva con un colpo.

L'ho visto quando era avanti con gli anni, gracile e con i capelli bianchi, ma non era così da giovane. Stavano costruendo la ferrovia verso l'ovest e qualcuno così gracile e vecchio avrebbe avuto ben poche possibilità. Servivano braccia forti per sgombrare le pianure e scavare attraverso le montagne. Sono arrivati a migliaia da ogni contea dell'Irlanda, e i loro nomi sono ignoti. Ma è sulle loro tombe che si passa, durante i viaggi in treno. Tim O'Halloran era uno di questi, alto quasi due metri e, quand'era a petto nudo, sembrava solido come la Rocca di Cashel.

Doveva esserlo, perché non era un lavoro facile. Era un'epoca di grande crescita ed espansione per le linee ferroviarie, e costruivano binari in tutte le direzioni, come se li inseguisse il diavolo in persona. Per quel lavoro servivano ragazzi con pale e picconi, e ogni nave di immigrati dall'Irlanda era piena di giovanotti audaci. Si lasciavano alle spalle la carestia e il dominio dell'Inghilterra, e molti pensavano ci fosse ricchezza in abbondanza negli Stati liberi dell'America, anche se la maggior parte di loro non ne ha mai vista molta. Si sono ritrovati a mollo fino alle orecchie nelle acque dei canali e bruciati dal sole delle praterie - e questa è stata una gran sorpresa per loro. Hanno visto le loro sorelle e le loro madri diventare serve quando non lo erano state in Irlanda, e anche questo è stato un cambiamento insolito. Quanta morte e quante speranze infrante ci vogliono per fare un paese! Ma i più saggi hanno mantenuto il cuore saldo e la lingua a freno.

Tim O'Halloran veniva da Clonmel, era lo sciocco della famiglia e quello che credeva alle storielle. Suo fratello Ignatius si era fatto prete e suo fratello James era diventato marinaio, ma sapevano che lui non poteva fare certe cose. Era forte, obbediente e aveva la lingua degli O'Halloran; ma era arrivata la carestia, quando le bocche più giovani piangevano per un pezzo di pane e non c'era molto spazio nel nido. Non aveva molta voglia di emigrare eppure, quando ci pensava, era speranzoso. È spesso così con un figlio più piccolo. Forse era ancor più speranzoso per via di Kitty Malone.

Clonmel era un posto tranquillo e lei ne era la luce, per lui. Ma i Malone se n'erano andati in America, e tutti sapevano che Kitty lì aveva un lavoro come non se ne vedevano neanche al castello di Dublino. La chiamavano serva, certo, ma non mangiava anche lei su piatti d'oro, come tutti i cittadini in America? E quando mescolava il tè, il cucchiaio non era forse d'oro? Tim pensava a questo e alle opportunità e alle avventure che potevano attendere un giovanotto audace, e alla fine andò alla nave. Ce n'erano molti di Clonmel su quella nave, ma lui se ne stette sulle sue, con i propri sogni.

Il suo disincanto fu grande quando la nave attraccò a Boston e trovò Kitty Malone che strofinava le scale di una casa americana con secchio e spazzola. Ma non importava, dopotutto, poiché le sue guance erano ancora rosee e lei lo guardava allo stesso modo. Era vero che un orangista la corteggiava - per lavoro guidava l'omnibus e a Tim questo non piaceva. Ma dopo averla vista si sentì al pari di un gigante e, quando vennero a cercare degli uomini forti per lavorare nelle regioni selvagge dell'ovest, fu uno dei primi ad andare. Prima di partire si scambiarono mezzo scellino, come segno di buon auspicio - era mezzo scellino inglese, ma a loro non importava granché. Tim O'Halloran avrebbe fatto fortuna e Kitty Malone l'avrebbe aspettato, sebbene la sua famiglia preferisse l'altro.

Ad ogni modo, era dura lavorare nell'ovest, com'è giusto che sia quel tipo di lavoro, e Tim era giovane. Gli piaceva la forza e la sfrenatezza di tutto ciò: beveva con i più assetati e lottava con i più scalmanati, e questo sapeva farlo bene. Per lui era un invito a nozze, i binari che si spingevano attraverso la prateria incontaminata, lo sbuffare stanco delle locomotive a vapore e gli occhi freddi e ciechi di un uomo ammazzato, rivolti verso le stelle. Poi c'erano il colera e la malaria - e la montagna d'uomo con cui avevi lavorato fianco a fianco sul pendio, che d'un tratto si tiene la pancia con la paura della morte sul volto e con la pala che gli cade per terra.

Il giorno seguente lui non c'era più e ne cancellavano il nome dal libro paga. Tim ne aveva viste tante.

Ne aveva viste tante e questo gli aveva cambiato e temprato la gioventù.

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