Radiogiornale

Mica solo televisione. Il Festival di Sanremo è nato come fenomeno radiofonico e tuttora ha una diffusione in radio che va ben oltre la finale dell'Ariston. I brani più efficaci «vivono» in radio per mesi, generalmente fino all'estate. Negli ultimi anni è accaduto così con Gabbani e con Mahmood, questa volta la stessa sorte potrebbe toccare a Elodie oppure a Elettra Lamborghini, a Rancore, a Junior Cally o chissà a chi altro dei concorrenti. Naturalmente i principali network si «trasferiscono» più o meno corposamente a Sanremo. C'è chi ha postazioni fisse dalle quali trasmette (ad esempio Rtl 102.5 o Radio Zeta), chi ha «truck» esterni all'Ariston (Radio Italia, ad esempio, per anni) oppure chi manda «pattuglie di inviati» che fanno collegamenti (la prima visita di Amadeus a Sanremo è stata proprio così, nel 1989 con Radio Deejay). Ma lo spiegamento di forze più grandi è comprensibilmente quello di RadioRai, che trasferisce intere porzioni di palinsesto a Sanremo, inviando giornalisti e corrispondenti in sala stampa. Tra tutti canali, è Radio2 quello che, essendo più vicino alla musica, ha il compito di commentare addirittura in diretta simulcast con Rai1 ciascuna serata del Festival. Lo farà con il commento di Ema Stokholma, Andrea Delogu (nella foto) e Gino Castaldo. «Sanremo è musica, notizie, storytelling: tutti elementi che da sempre vivono in radio e fanno vivere la radio», ha detto il direttore di Rai Radio, Roberto Sergio. Anche tutte le altre emittenti radiofoniche pubbliche, da Rairadio1 fino ai canali più tematici, avranno grande attenzione per il Festival che inizia domani. Si dirà che è ovvio, visto che si tratta di un evento Rai. Ma la realtà va ancora più lontano. Il Festival di Sanremo è una delle colonne sonore dell'italianità, del costume e (talvolta) pure della politica. Trasmetterlo è un dovere del servizio pubblico.