Ribelli, spettacolari, scandalose Ecco le mostre più belle del mondo

Due storici stilano la «top 100», dal Salon degli Impressionisti a oggi

Luigi Mascheroni

Le mostre d'arte si fanno per vari motivi. Offrire un arricchimento culturale al visitatore. Testimoniare la creatività di un gruppo o un singolo artista. Vendere le opere, o farne salire il prezzo. Oggi soprattutto per giustificare la professione di curatori, o la poltrona di assessore alla Cultura. Per riempire le casse di un museo, anche.

Le mostre ormai sono tantissime, troppe. Per una «bella» - nel senso di necessaria - ce ne sono cento inutili. Ma quali sono state le «grandi» mostre della storia dell'arte contemporanea, quelle imprescindibili, che hanno rappresentato uno scarto nel rapporto tra arte e pubblico, o una svolta nel gusto di un'epoca, nell'immaginario collettivo, nella percezione della Bellezza? Domanda difficile? Sì, certo. Ma due storici dell'arte - Beatrice Buscaroli e Bruno Bandini - ci hanno provato, pubblicando un libro intelligente e originale: Le 100 mostre che sconvolsero il mondo (Edizioni 24 Ore cultura). Dal Salon des Refusés del 1863 a Parigi alla mostra-spettacolo di Minneapolis nel 2000, il catalogo è questo. La prima è la celebre contro-esposizione organizzata da Napoleone III per accogliere le opere degli artisti rifiutate dal Salon «ufficiale» (c'era anche Le Déjeuner sur l'herbe di Édouard Manet...) ma che avrebbero impressionato il pubblico. L'ultima, Let's Entertain: Life's Guilty Pleasures, a cura di Philippe Vergne, rifletteva come poche hanno saputo fare sul gioco perverso tra arte, media e società. In mezzo, mostre segnate dalla presenza di personaggi che sarebbero diventate star. Mostre ribelli (poi diventate accademia). Mostre scandalo. Mostre scenografiche. Mostre-trionfo. Mostre palcoscenico per le grandi novità in fatto di scuole, stili, tendenze.

Ecco la prima edizione delle Biennale veneziana del 1895. La mostra delle Secessione viennese, 1898 (dipinti, sculture, incisioni, gioielli, mobili: 57mila visitatori in tre mesi, 200 opere vendute...). Les peintres futuristes italiens curata da F.T. Marinetti alla Galleria Bernheim-Jeune: 34 opere di quattro artisti che oggi sono nella storia. La mostra sull'«arte degenerata» nel 1937 a Monaco, voluta da Hitler e curata dal radicale «antimoderno» Adolf Ziegler. La colossale esposizione del Rinascimento italiano portata a Londra da Mussolini, con oltre 600 opere-capolavoro (Nascita di Venere di Botticelli, David di Donatello, Tempesta di Giorgione, Flagellazione di Piero, Carpaccio, Tiziano, Masaccio...) che rischiarono di andare a picco nel golfo di Biscaglia, ma così il fascismo stupì gli inglesi... L'esposizione della collezione di Peggy Guggenheim alla XXIV Biennale di Venezia, nel '48. Caravaggio e i caravaggeschi di Roberto Longhi a Milano, nel '51. La prima Documenta del '55. The New Realists del '62 a New York. Lo sbarco in Laguna (letteralmente: da una portaerei della Sesta Flotta) della pop art americana alla Biennale 1964. Freeze, quella dei Brit artists: Londra, 1988, maestro di cerimonie Damien Hirst. Fino allo scherzo di Cattelan e Hoffmann che nel 1999 organizzano nell'isola di Saint Kitts la sesta edizione di una Biennale d'arte caraibica. Se non fosse che le precedenti cinque non si sono mai tenute. Da rimanere, come da titolo - e come dovrebbe essere per ogni mostra che si rispetti - Blown Away. Senza fiato.

Commenti