"Riporto Mary Poppins in questo mondo triste"

L'attrice nel ruolo che fu di Julie Andrews: "Il nostro tempo ha molto in comune con gli anni Trenta"

"Riporto Mary Poppins in questo mondo triste"

«Mary Poppins femminista? Direi di sì: già negli anni 30 non aveva bisogno di fare affidamento sugli uomini. È una donna che sa come portare a termine il suo compito, dotata di una generosità da cui prendere esempio perché non chiede niente in cambio, risoluta, empatica ma anche capace di tenere la distanza con gli altri, di non affezionarsi, perché sa che prima o poi dovrà volare via». Emily Blunt che da bambina non ha mai avuto una tata ma due ragazze alla pari tra cui un'italiana, Raffaella - è la protagonista de Il Ritorno di Mary Poppins di Rob Marshall e la sua versione della governante inglese più amata di sempre ha convinto la stampa e gli addetti ai lavori, che l'hanno nominata come miglior attrice ai Golden Globe e ai Sag Awards. Il successo di pubblico deve ancora arrivare, poiché il film, distribuito dalla Disney, è uscito ieri in Italia, ma le premesse sono quelle delle grandi imprese con un lieto fine.

«Praticamente perfetta? Non saprei e poi cos'è la perfezione? ci spiega a Londra Sa di essere diversa da tutti gli altri e ne è orgogliosa ma mi ha sempre fatto ridere la sua dualità: è incredibilmente vanesia nel libro e molto maleducata con le persone, soprattutto quando le vede come fastidiosi piccoli ostacoli per la realizzazione del suo grande piano». Sì perché per creare la sua Mary Poppins, stando alla larga dall'intoccabile Julie Andrews che è stata la protagonista del classico del 1964, Emily Blunt non ha riguardato il film ma ha letto, studiato e interiorizzato tutti i libri di P.L. Travers: «Ho avuto molto tempo perché quando Rob Marshall mi ha chiamata ho subito risposto sì ma gli ho anche detto che John ed io (Krasinski, il marito, ndr) volevamo avere un secondo figlio. Abbiamo un anno e mezzo prima delle riprese, mi ha risposto lui. E io ho pensato: Sì posso farcela a far saltar fuori un bambino in un anno e mezzo!». E così, messa a nanna la primogenita Hezel e con il marito fuori casa, impegnato a Broadway, Emily Blunt leggeva, provava, creava. Mentre il pancione cresceva e, in parallelo, la nuova Mary Poppins prendeva forma. Pochi mesi dopo la nascita della secondogenita Violet, la Blunt ha afferrato borsa e ombrello, diretta agli studios di Londra per portare a termine una delle sue più grandi sfide.

Perché è tornata Mary Poppins?

«Perché il nostro tempo ha molto in comune con gli anni Trenta, periodo in cui è ambientato questo film. La fragilità che ci circonda fa sì che le persone abbiano più bisogno di gioia e speranza. Anche durante la grande depressione c'era questo stesso senso di paura: Mary Poppins ci ricorda quanto sia potente e bello tornare bambini».

Che ricordi ha del film con Julie Andrews?

«La mia canzone preferita, Jolly Holiday; la paura che avevo della banca e dei banchieri e poi la grande tristezza del finale. Sono stata assolutamente devastata quando è andata via».

Come è stata la sua gioventù a Londra?

«Meravigliosa, pazza, gioiosa, piena. Eravamo quattro bambini molto rumorosi con personalità diverse e i miei genitori ci hanno saputo amare allo stesso modo, sono le persone più aperte che abbia mai incontrato. Cerco di essere così anche io con le mie figlie, credo nell'importanza di aiutarle ad essere se stesse. Non possiamo cambiare, siamo quello che siamo».

Cosa la preoccupa come madre, in questo mondo così interconnesso?

«Sembro sempre un dinosauro quando parlo di tecnologia. Anche se ne vedo le potenzialità incredibili e i passi avanti che ci ha fatto fare, la mia preoccupazione rimane. I social media creano un'identità diversa dalla realtà. Ho paura che vivano con un modello di riferimento che non corrisponde alla vita vera».

La vita sui social è sempre editata e edulcorata.

«Esatto. La vita non è bella e perfetta, può essere durissima e a volte devi indossare un elmetto per affrontarla. Non possiamo scappare da questa verità, dobbiamo aprire gli occhi e guardare il mondo, non documentarlo. Credo davvero, come dice Mary Poppins, che anche l'impossibile sia possibile e dobbiamo insegnarlo ai nostri figli: devono imparare a sognare in grande, è questa la cosa più importante».

Il film non è ancora uscito e ha già due nomination: una ai Golden Globe e una ai Sag.

«Sono emozionatissima e commossa, soprattutto per l'apprezzamento dei colleghi con il Sag Award, perché facendo il mio stesso lavoro capiscono la difficoltà che comporta».

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