Tensione e bravura in quella villetta

di Olivier Masset-Depasse con Veerle Baetens, Anne Coesens, Mehdi Nebbou, Jules Lefebvres

Le migliori amiche, Alice e Céline, abitano, con le rispettive famiglie, in due villette a schiera collegate. Sono come sorelle. I loro bambini giocano insieme e i rispettivi mariti si frequentano. Un giorno, però, Alice assiste, impotente, alla morte del figlio (caduto dalla finestra) di Céline. Lei prova a suonare alla porta dell'amica per confortarla, ma l'altra si nega, la evita. Fino a scoprire che, resa furente dal dolore, Céline l'accusa di non aver fatto nulla per salvare il bimbo dalla caduta. Rapporti compromessi. Improvvisamente, l'amica si pente e le chiede scusa, ma Alice non si fida; teme che la donna si voglia vendicare o, peggio ancora, che si attacchi morbosamente a suo figlio. Anche perché accadono dei fatti strani, inspiegabili, che la mettono ulteriormente in allarme. Paranoia? Praticamente, una partita a scacchi psicologica, che vi terrà incollati alla poltroncina fino allo scacco matto finale, sorprendente e imprevedibile. Un gran bel thriller belga, che guarda a Hitchcock, a cominciare dall'ambientazione anni Sessanta che richiama subito alla mente i capolavori del grande regista. Molto bravo, dunque, Olivier Masset-Depasse a ricreare suggestioni e atmosfere, servendo i colpi di scena con perizia, spiazzando continuamente gli spettatori, convinti di aver capito tutto e costretti, ogni volta, a ripartire da capo. Lo stesso clima, volutamente glaciale, nel quale vengono rinchiusi i sentimenti delle due protagoniste, contribuisce, non poco, a coinvolgere chi guarda, calato perfettamente nel dramma psicologico che sta vedendo. Pensiero a parte va riservato a Veerle Baetens (Alabama Monroe Una storia d'amore) e Anne Coesens (Illégal), le due intense madri che si superano in bravura, senza prevaricarsi. Hollywood, ovviamente, ha già pensato di girare un remake americano, affidandolo allo stesso regista, ma con Jessica Chastain e Anne Hathaway nei ruoli di Alice e Céline. Di solito, i film premiati sono sinonimo di fregatura, ma, in questo caso, i 9 premi Magritte, gli Oscar del Belgio, conquistati, sono sacrosanti. Perderlo sarebbe un delitto, a maggior ragione in un weekend decimato nelle uscite (rimandati Verdone e Diritti), causa emergenza Coronavirus.