Da Testaccio all'Olimpico La bella favola pop dell'Ultimo cantautore

Nel 2017 cantava per 10 persone, ieri per 60mila «Fare il passo più lungo della gamba? A volte sì...»

Da Testaccio all'Olimpico La bella favola pop dell'Ultimo cantautore

In fondo nel pop le favole esistono ancora. Ultimo, ossia Niccolò Moriconi, 23 anni, l'8 luglio 2017 cantava per dieci persone al mercato di Testaccio a Roma. Ieri sera lo ha fatto davanti a oltre sessantamila fan allo stadio Olimpico. «Non so come sia successo tutto questo, non è sempre sbagliato fare il passo più lungo della gamba», spiega lui poco prima di salire sul palco, tesissimo e spaurito come potete immaginarvi.

In realtà il suo trampolino è stato il Festival di Sanremo, che ha vinto nei Giovani l'anno scorso e quest'anno ha solo sfiorato, visto che è arrivato secondo. Però nella musica non contano tanto i piazzamenti, conta il passaparola. E Ultimo è senza dubbio è uno dei più seguiti, discussi, ammirati sui social e sui media in generale perché riesce a intercettare un pubblico traversale. Non a caso, ieri prima del concerto, nei viali davanti all'Olimpico c'erano spettatori di ogni età, tutti con la maglietta con Ultimo stampato in grande. Genitori. Figli. Giovanissimi e meno giovani. «Una cosa bellissima» conferma lui prima di ritornare in camerino. «Non mi è mai successo di non dormire prima di un concerto, stavolta sono due notti che non chiudo occhio».

Il suo primo concerto è stato alla Santeria di Milano il 19 gennaio 2018 e «di questo ringrazio il mio manager Jacopo Lavecchia e Clement Zard, il primo che mi abbia offerto di fare concerti». Ultimo, che è coperto di tatuaggi e timidezza, è probabilmente l'ultimo cantautore vecchia scuola. Nelle canzoni si canta. Si apre. E lo fa molto meglio di quanto riesca a fare parlando a un tavolo davanti a un bicchiere di vino. Tanto per capirci, il suo nuovo singolo Ipocondria racconta qualcosa che lui vive e, nello stesso momento in cui lo canta, il suo pubblico ci si riconosce, per vissuto o per sentito dire. Dopotutto questo ragazzo di San Basilio, che si arrabattava per mettere insieme il pranzo con la cena, ha un passato di studi all'Accademia di Santa Cecilia e una gavetta lunga così. E difatti si vede, quando lui sale sul palco molto essenziale ma vincente dell'Olimpico, quando inizia Colpa delle favole e poi Dove il mare finisce. È carico a pallettoni ma riesce a dosare sia l'entusiasmo che l'imbarazzo. E il concerto corre per ben 34 brani con due super ospiti. Il primo è Fabrizio Moro, compagno di quartiere e «fratello di cuore», con il quale canta L'eternità e Portami via, «che è uno dei brani più belli che abbia mai sentito». C'è molta romanità all'Olimpico, ma è quella romanità che si adatta a tutto il pubblico, anche a quello lontano. Di sicuro Ultimo è uno dei pochi in grado di mettere insieme più generazioni. Tanto per capirci, quando arriva il suo amico Antonello Venditti, parte un suo video a 13 anni mente canta Roma capoccia a un saggio scolastico. «Mo' me la devi cantà con me», gli ha detto Ultimo. Insieme canteranno anche Notte prima degli esami, in un tripudio di folla. In poche parole, Ultimo ieri sera ha saputo mettere insieme il pop con la canzone d'autore romana, quella che arriva da Franco Califano e che rimane ai bordi dello snobismo. Quando, quasi alla fine dello show, declama una poesia, nessuno si stupisce. Si intitola Poesia per Roma, così, semplice semplice. «Ho scritto questi versi quando ero in vacanza e poco dopo ho visto una bandiera giallorossa sulla spiaggia», dice lui rinnovando la propria fede per la Roma.

«Quando sono arrivato qui per le prove, sono andato sotto la Curva Sud, dove andavo con papà. Se qualcuno mi avesse detto che avrei cantato nello stesso posto, non ci avrei creduto». Non a caso la sua è l'ultima favola del pop.

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