È trans anche il "genere": da bisogno a ideologia

Negli Stati Uniti persino le scuole fanno propaganda spingendo molti giovanissimi a cambiare sesso

È trans anche il "genere": da bisogno a ideologia

La questione del «genere» (o gender in inglese) è una delle battaglie fondamentali dei prossimi anni. Ed è massimamente politica, perché i sostenitori di tale teoria intendono attuare un'autentica rivoluzione antropologica, ribaltare la natura umana, costruire una comunità in cui l'individuo possa scegliere se essere uomo, donna o qualcosa d'altro. Un'opzione che viene presentata come «diritto» ma che in realtà fuoriesce dalle decisioni dei singoli per cercare di farsi modello di una nuova comunità, in cui l'ordine biologico dell'uomo da un lato e dall'altro il legame con la tradizione e con la consuetudine siano completamente spezzati.

Come ogni progetto politico, anche quello gender possiede un'ideologia forte e granitica: ed è questa che bisogna conoscere per chi intenda combatterla, come dovrebbe fare secondo noi qualsiasi conservatore o anche semplicemente ogni persona di buon senso. All'interno della teoria gender un peso importante è occupato dalla questione trans, cioè del passaggio di sesso, in particolare tra gli adolescenti. In Italia si tratta di un fenomeno ancora marginale, benché veda già il suo bell'esercito di supporter, ma negli Usa sta diventando sempre più diffuso. Il libro di Abigail Shrier, giornalista del Wall Street Journal, dal titolo Irreversible Damage. The Transgender Craze Seducing Our Daughters (Regnery Publishing) va letto quindi per diverse ragioni.

La prima è che si tratta di una seria indagine giornalistica, non di una requisitoria ostile al «transgenderismo». E nell'indagine si parla con ragazze e ragazzi (ma soprattutto femmine) che hanno intrapreso assai presto il percorso di «transizione», con i loro genitori, con gli insegnanti, con scienziati e medici. Ne esce un ritratto decisamente inquietante, che smonta pezzo per pezzo la narrazione ideologica gender. Essa ci dice che la decisione di cambiare sesso sarebbe libera, spontanea, un diritto appunto dell'adolescente, che in tal modo si sentirebbe libero di scegliere la propria sessualità, non imprigionata più nel proprio corpo estraneo. Shier non nega certamente il disagio e anzi il dolore in cui le adolescenti si trovano, ma mostra come questa scelta sia spesso indotta da attori sociali che circondano le teenager.

I genderisti affermano che il loro bisogno sarebbe sempre esistito, solo che nel passato religione e tradizioni l'avrebbero impedito. In realtà nel passato, anche recente, il fenomeno era ultra marginale e si è espanso negli ultimi anni perché, secondo l'autrice, gli attori della propaganda gender costruiscono le menti delle adolescenti. Sono i social e la scuola i due pilastri che convincono le ragazze che il senso di spaesamento, tipico dei quella età, ha origine dal sexual distress. Sui social infatti la propaganda gender imperversa. Più sorprendente è che essa sia presente anche a scuola, e invece in quelle statunitensi gli educatori, cioè i docenti, sono già loro molto spesso diffusori di questa dottrina. Quanto alla repressione familiare, Shrier mostra come molte adolescenti che hanno intrapreso la «transizione» vengono da famiglie atee, progressiste, favorevoli ai matrimoni gay e tutto il resto, ma certo non pronte ad accettare come se nulla fosse il cambio di genere delle loro figlie. Ma il libro, bellissimo, un modello di giornalismo purtroppo assente in Italia, ci mostra anche lo stato pietoso della libertà di parola negli Usa.

La giornalista è stata più volte minacciata e censurata, prima, dopo e durante la pubblicazione del libro. Coloro che criticano la dottrina gender sono emarginati dalle scuole e dalle università, mentre agli scienziati che eccepiscono vengono rivolte minacce e pressioni dai gruppi organizzati, fino a far perdere loro il posto di lavoro negli ospedali (privati). Come ai tempi della caccia alle streghe di Salem, chi muove anche un dubbio nei confronti della propaganda gender viene additato come moderna strega, attraverso lo stigma della «omofobia». Sotto cui finiscono per cadere, come mostra Shrier, persino le lesbiche, accusate di essere ostili ai trans per ragioni di «sessismo». Un tale scenario di dissoluzione ha ora, alla Casa Bianca, chi ne sostiene le ragioni. Un motivo in più perché i conservatori o semplicemente le persone di buon senso si attrezzino per combatterlo.