Il principe Carlo tradì Lady Diana. E lei lo fece vergognare con il vestito della vendetta

Il 29 giugno 2020 saranno passati esattamente 26 anni dalla sera in cui Lady Diana indossò il celebre “Revenge Dress”, “l’abito della vendetta”, in risposta all’intervista in cui il principe Carlo ammetteva il tradimento con Camilla Parker Bowles

Gli anni della separazione e del divorzio rappresentarono per Lady Diana la fase della maturazione, uno spartiacque tra i sogni (e le illusioni) dell’ingenua ragazza inglese di buona famiglia e la dura realtà della principessa triste e delusa dall’amore. Può sembrare paradossale ma per Lady Diana le umiliazioni subite a corte, soprattutto nel momento in cui il matrimonio iniziò a incrinarsi, furono una vera e propria scuola di vita. Insegnamenti che suo malgrado la principessa dovette imparare, non senza una buona dose di sofferenza. C’è, però, un evento in particolare, una serata di 26 anni fa, in cui Lady Diana abbandonò in maniera definitiva la ragazzina che era stata per diventare una donna sicura di sé e glamour. Il 29 giugno 1994, quando la madre di William e Harry indossò l’ormai storico “Revenge Dress”, “l’abito della vendetta” diventato un simbolo di rivalsa.

Quella notte Diana toccò il fondo e risalì verso un futuro che sperava sfolgorante, dimostrando di aver appreso bene le difficili lezioni impartite dalla vita tra le mura di Buckingham Palace. Se uno scrittore volesse convertire la storia della principessa del Galles in un romanzo di formazione, forse sceglierebbe come “istante di rinascita” proprio la notte in cui Lady Diana infranse tutte le regole del protocollo, scegliendo un abito che nessuno avrebbe mai pensato di vederle indosso. La principessa non ne poteva più dell’indifferenza e dei tradimenti del principe Carlo. Lo aveva ricambiato con la stessa moneta, cercato di attirare la sua attenzione in ogni modo, ma non c’era stato nulla da fare. Il matrimonio non funzionava. I due erano troppo diversi e nel cuore dell’erede al trono c’era posto solo per Camilla Parker Bowles.

Una figura ingombrante per Diana, una nemica impossibile da battere. Neppure la nascita di William e Harry era riuscita a dare un po’ di ossigeno a un’unione naufragata prima ancora di prendere il largo. Camilla sempre ben presente tra Carlo e Diana anche quando era fisicamente assente. La situazione degenerò, il gossip dei tabloid non dava tregua alla coppia reale, così il principe Carlo decise di mettere un punto all’intera vicenda. Concordò per quel 29 giugno un’intervista con Jonathan Dimbleby sulla televisione pubblica e pronunciò con un proverbiale aplomb britannico le parole che sarebbero rimaste impresse nella storia della royal family inglese. Dimbleby chiese all’erede al trono se fosse sempre stato fedele alla moglie. Carlo confessò: “Sì, fino a quando non si è irrimediabilmente spezzato tutto”. Con questa frase il principe ammise le sue colpe ma, nello stesso tempo, puntualizzò in maniera indiretta di non essere l’unico responsabile della separazione.

Lady Diana sapeva che il 29 giugno sarebbe stato il giorno della resa dei conti, in cui i problemi del suo matrimonio sarebbero diventati di dominio pubblico. Aveva due possibilità davanti a sé: chiudersi tra le mura di Kensington Palace, a piangere su una nuova umiliazione, oppure raccogliere il coraggio e reagire subito, prima che la paura e i nuovi pettegolezzi conseguenti all’intervista la facessero vacillare. La principessa optò per la seconda strada, la più difficile, dimostrando tanto ai suoi ammiratori quanto ai suoi detrattori che non era ancora stata sconfitta. Però aveva bisogno di far notare la sua presenza.

Mostrandosi in pubblico proprio la sera in cui suo marito ammetteva le infedeltà, Lady Diana voleva dare un messaggio inequivocabile alla royal family, vendicandosi dei torti subiti con eleganza. L’ex stilista della principessa Anna Harvey raccontò che Diana voleva abbagliare il pubblico, stupirlo. L’occasione era già stata servita su un piatto d’argento. Il 29 giugno 1994, infatti, era in programma un garden party alla Serpentine Gallery di Londra, in Hyde Park. Una raccolta fondi organizzata da Vanity Fair. Un evento molto importante per l’aristocrazia e il jet set inglese e con una copertura mediatica garantita. Mancava, però, l’emblema della vendetta. Secondo il Telegraph la principessa del Galles aveva già pianificato di indossare un favoloso abito della maison Valentino. La casa di moda aveva perfino emesso il comunicato stampa relativo all’evento. Il vestito era perfetto, in tono con la serata, ma forse non era esattamente ciò che Lady Diana voleva.

Chissà se l’ormai ex moglie di Carlo si fermò a riflettere sull’importanza della sua immagine, sull’impronta che aveva intenzione di dare al suo futuro da quella sera in poi. Probabilmente sì. È possibile che Lady Diana si sia resa conto di quanto il look fosse fondamentale per definire la donna che sarebbe diventata. E abbia agito di conseguenza. All’ultimo minuto la principessa mise da parte l’abito di Valentino e ne scelse un altro, creato dalla stilista greca Christina Stambolian. La designer aveva realizzato quell’abito tre anni prima dell’evento londinese. Lady Diana, però, lo aveva giudicato “troppo audace” per il ruolo che ricopriva a corte. Tubino nero, aderente, corto fin sopra le ginocchia, spacco laterale molto poco principesco, décolleté in mostra grazie a un profondo scollo “a barca”, braccia scoperte, quel vestito infrangeva tutte le regole del protocollo reale. Esattamente ciò che serviva alla principessa.

Il “Revenge Dress” avrebbe gridato al principe Carlo: “Guarda cosa ti sei perso” e alla royal family: “Non ho bisogno di essere una principessa, non mi importa di essere un’altezza reale, mi basta essere me stessa, Diana Spencer”. I giornali si scatenarono. Kerry Taylor, proprietario della casa d'aste che nel 2013 vendette alcuni degli abiti più iconici di Lady D. spiegò: “L’abbiamo chiamato “The Revenge Dress”. Lo indossava quella stessa sera in cui il principe Carlo confessava il suo adulterio con Camilla. Diana aveva un impegno pubblico alla Galleria Serpentine e mentre in tanti avrebbero potuto pensare ‘non posso affrontare questa cosa’, Diana si è presentata con quel vestito e aveva un aspetto magnifico”. L’Huffington Post rincarò la dose: “Era la prima volta che la gente scopriva la nuova Diana, quella che non aveva bisogno della famiglia reale, in particolare del principe Carlo. In quel miniabito trasudava fiducia, un’aria di felicità e indipendenza”.

La principessa del Galles affrontò la serata come se niente fosse accaduto, come se non le fosse crollato il mondo addosso. Finalmente era sbocciata la nuova Diana, la crisalide era diventata una splendida farfalla, un’icona della moda. Le foto di quella serata ci parlano ancora, a distanza di 26 anni. Lady Diana sfoggia un sorriso tranquillo, l’aria sollevata, le spalle dritte, il corpo proteso in avanti, verso il pubblico, il braccio destro sollevato per salutare le persone che l’aspettavano, ma anche una nuova vita iniziata proprio quella sera. La collana di perle fa risaltare il collo lungo, mentre la clutch nera e le vertiginose décolleté dello stesso colore slanciano la figura già perfetta di Diana. Con quell’abito la principessa insegnò alle donne di tutto il mondo a essere libere, sexy, a non temere il giudizio degli altri e a non lasciarsi vincere dagli inevitabili fallimenti. Inutile buttarsi sul letto a piangere sommerse da fazzoletti di carta.

Quel cambiamento avrebbe accompagnato Diana fino al suo ultimo giorno. Niente più abiti da principessa, solo un look sofisticato ma funzionale, lineare. Di una semplicità glamour (sembra una contraddizione in termini, eppure la principessa riuscì a crearsi questo stile unico). Uno degli stilisti preferiti di Lady Diana, David Sassoon, dichiarò: “C’è stato un cambiamento enorme rispetto alla timida ragazzina che inizialmente avevo vestito e questa donna così glamour” e aggiunse che il merito del successo raggiunto quella notte non era solo del vestito: “È il suo sorriso, la sua sicurezza e le spalle scoperte che rendono queste foto così memorabili. È radiosa, felice, aveva perso il titolo di Sua Altezza Reale, ma aveva fatto decisamente bene a lasciare ‘l’azienda’” , poi chiosò: “Quella notte Diana ha reso immortale un abito nero e, wow, l’ha fatto davvero nel migliore dei modi”.

Fu proprio con una ritrovata femminilità e con la nuova determinazione nata in quella sera di giugno che nel 1996 Lady Diana affrontò un’altra storica intervista, la sua, con cui in un certo senso rispose alla confessione del principe Carlo. Definì il loro matrimonio “affollato” di fronte a 22 milioni di telespettatori e al giornalista Martin Bashir. Ne avrebbe pagato le conseguenze. La regina Elisabetta impose al figlio e alla nuora il divorzio. La Corona aveva già sopportato abbastanza scandali. Sua Maestà scrisse una lettera a Lady Diana in cui, senza giri di parole, affermò: “Mi sono consultata con l’arcivescovo di Canterbury, con il primo ministro e, naturalmente, con Charles. Abbiamo deciso che il percorso migliore per te sia il divorzio”.

Ormai Diana era una mina vagante per Buckingham Palace. A corte non c’era posto per due “regine”, per due stelle che volevano e potevano brillare di luce propria. Cosa avrà pensato la principessa leggendo la missiva della suocera? Non lo sapremo mai. Forse Lady Diana prese atto di uno dei più cocenti fallimenti della sua vita, ma a modo suo sapeva di aver vinto. Era libera e più forte che mai, certa che nulla avrebbe potuto più fermarla.

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