"Quartultimi in classifica? Chi se ne frega..."

La band protagonista a Sanremo 2022: "È stato un peccato non dare la giusta importanza alla perdita di Stefano D'Orazio"

Le Vibrazioni: "Quartultimi in classifica? Chi se ne frega"

Oltre venti anni di carriera, cinque all’album all’attivo e più di un milione di dischi venduti: Le Vibrazioni non smettono mai di stupire. Il gruppo di Francesco Sarcina è tornato in gara a Sanremo 2022 con il brano “Tantissimo”, una canzone profonda e ricca di energia, inspiegabilmente al quartultimo posto della classifica provvisoria. “È strano essere l’unica band e ne paghiamo un po’ le conseguenze, diventa complicato tecnicamente darci il suono da band”, il racconto di Sarcina, ma la band questa sera potrà contare su un alleato in più: il maestro Beppe Vessicchio.

Cosa ne pensate della classifica parziale?

“Ci riempie di gioia, sulla scia di Vasco e di Zucchero: siamo soddisfatti della classifica (ride, ndr). Non è il nostro primo Festival, sappiamo bene che a volte la classifica dice certe cose e altre volte dice cose diverse, ma siamo veterani ed esperti. Sappiamo che il gioco vale la candela, in una settimana fai il lavoro di un anno. Il brano sta andando bene in radio: noi facciamo questa vita per suonare e per fare i concerti, questa è la nostra missione. Le classifiche sanremesi a volte vanno in un certo modo: chi se ne frega, fondamentalmente”.

Per la serata cover avete scelto “Live and let die” di Paul McCartney…

“È un grande onore per noi suonare questo brano e potevamo farlo solo su questo palco grazie all’orchestra. Lo faremo nella versione più vicina a McCartney, cercando di essere al massimo rispettosi dell’arrangiamento originale. È un’opera d’arte, è il brano con cui siamo cresciuti: lo abbiamo conosciuto da piccoli e ci ha accompagnato nell’adolescenza”.

È stato molto bello l’omaggio a Stefano D’Orazio

“Quando Alessandro (il batterista, ndr) ha voluto portare questo omaggio abbiamo pensato che fosse un pensiero bellissimo: ci siamo resi conto dell’importanza di ogni singolo componente di una band. Siamo qui ad alzare la bandiera delle band che hanno fatto la storia - i Pooh hanno fatto la storia della musica - ma anche delle band giovanissime. D’Orazio è morto di Covid in un momento delirante ma se ne è parlato poco, non è stata data importanza a ciò che faceva da uomo per rispetto della musica. I Pooh vanno rispettati in tutto e per tutto, è stato un peccato non dare la giusta importanza alla perdita di Stefano, che era un grande batterista e una persona molto importante”.

Le cicatrici citate in "Tantissimo" si sono richiuse?

“Le cicatrici si sono richiuse fortunatamente, grazie al cielo accadono così tante belle cose che meritano importanza. La canzone sottolinea che chiamiamo amore qualcosa che non lo è. La mente è labile, trova spesso le strade più semplici per mettere da parte le sofferenze e andare avanti. Ma prima o poi queste cicatrici si trasformano in demoni e vengono fuori. 'Tantissimo' è un invito a fare i conti con se stessi, può fare male come percorso, ma non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Io sono diventato papà per la terza volta e sono strafelice, anche se non metto molte foto sui social, anzi sono contro queste cose, per me è un abuso. I bambini vanno tutelati, perché il web spesso e volentieri dà voce ai leoni da tastiera e questa cosa può entrare in un lato oscuro: con i più piccola bisogna essere molto attenti”.

Con quale artista vi piacerebbe duettare in futuro?

“Ci sono tanti ragazzi che ci piacciono. Aka7even mi ha stupito veramente, ha voglia di cantare e canta senza l’autotune, un insulto alla vocalità fastidiosissimo. C’è anche Blanco, che canta insieme a Mahmood e che ha dimostrato di essere all’altezza di un palco come l’Ariston: è facile fare i fenomeni sulle piattaforme, ma c’è chi lo è veramente, lui è un esempio. Iva Zanicchi ha spaccato: è della vecchia guardia ma canta a cannone”.

Quanta emozione c’è nel salire sul palco dell’Ariston?

“L’emozione c’è, siamo dei veterani del Festival ma non perdiamo mai l’emozione ad ogni singolo concerto. Fare musica significa avere un certo tipo di sensibilità. Viviamo per trovare quell’emozione, è la nostra linfa vitale. L’ansia si incanala in energia pura nell’esibizione”.

Dopo il successo dei Maneskin, avete riportato il rock a Sanremo: verrà valorizzato di più in Italia?

“Il rock ha vinto l’anno scorso, ma in Italia non è stato valorizzato più di tanto: il successo dei Maneskin non è legato all’Italia, ma all’estero. Loro hanno vinto, hanno spaccato, ma è stata la vittoria dell’Eurovision ad aprire un canale all’estero. Per questo bisogna dirgli grazie”.

Quanto vi è mancato Beppe Vessicchio?

“Il maestro ci sarà questa sera, ma ci è mancato davvero tanto: siamo molto contenti di averlo con noi all’Ariston”.

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