"Watchmen" incassa 26 nomination. Agli Emmy si profila un futuro distopico

Record di candidature per le produzioni Netflix, delusa Reese Witherspoon

È la serie distopica Watchmen, targata Hbo e basata sull'omonimo fumetto degli anni Ottanta, la serie tv uscita con più candidature - ventisei - dall'annuncio delle nomination agli Emmy Awards, gli Oscar della televisione, resi noti ieri mattina durante un evento presentato dalla star del Saturday Night Live Leslie Jones, completamente sola in uno studio televisivo di Los Angeles, città ancora in piena emergenza.

La fantastica signora Maisel, già pluripremiata commedia di Amazon Prime Video, è in seconda posizione, con venti nomination, mentre il dramma Netflix Ozark ha ottenuto diciotto candidature. Netflix è la casa di produzione che ha ottenuto in tutto più nomination, ben settanta. «Quest'anno, nel bel mezzo di una pandemia la tv assume un significato ancora più importante ha detto il presidente della Television Academy, Frank Scherma Siamo oggi anche testimoni di una delle più grandi battaglie per la giustizia sociale negli Stati Uniti ed è nostro dovere raccontare le storie che devono essere fatte conoscere».

Spazio dunque ai format con un forte messaggio sociale, come The Handmaid's Tale, fra i candidati per la categoria più importante, quella per la migliore serie drammatica, insieme a Better Call Saul, intelligente spin-off della serie cult Breaking Bad, al racconto della storia recente della corona britannica The Crown, all'avventuroso Killing Eve, alla serie targata Disney Plus e legata al mondo di Guerre Stellari, The Mandalorian, al thriller Ozark, al successo Netflix dal sapore anni Ottanta Stranger Things e al potente dramma familiare targato Hbo, Succession.

Spazio finalmente anche alla diversità fra gli attori, molti dei quali (Regina King, Tracee Ellis Ross, Issa Rae, Sandra Oh, Zendaya, Kerry Washington, Anthony Anderson, Don Cheadle, Ramy Youssef) non appartengono alla maggioranza bianca, comunque sempre ben rappresentata da Jennifer Aniston, Olivia Colman, Laura Linney, Jeremy Irons, Michael Douglas, Ted Danson.

La stagione televisiva americana è stata stravolta dall'emergenza sanitaria in corso, molti titoli che avrebbero dovuto uscire in autunno sono stati anticipati, altri posticipati, la stessa stagione dei premi ha subito cambiamenti che hanno costretto i membri votanti a lunghe maratone per riuscire a vedere i progetti da giudicare. Tutti questi elementi, insieme alla mancata presenza di serie amatissime come Il trono di spade, hanno contribuito al risultato di ieri, che ha riservato qualche sorpresa e altrettante delusioni, come le mancate candidature di Rhea Seehorn e Bob Odenkirk di Better Call Saul, o quella di Elisabeth Moss, protagonista di Handmaid's Tale. Delusa anche Reese Witherspoon, che avrebbe potuto ottenere una candidatura per tre diversi show: Big Little Lies, The Morning Show (che ha visto invece candidati Jennifer Aniston e Steve Carell) e Tanti piccoli fuochi, dramma di Amazon Prime video che però le è valso una candidatura come produttrice e ha visto la nomination della coprotagonista Kerry Washington. Fra gli snobbati c'è anche Aaron Paul, che tornava nei panni di Jesse Pinkerman nel film Netflix El Camino, sequel di Breaking Bad. Paul non è stato preso in considerazione nemmeno per il suo apporto nella amata serie Hbo Westworld, da noi trasmessa su Fox. La cerimonia degli Emmy si terrà il 20 settembre a Los Angeles. Se in un teatro con un pubblico in carne e ossa o solo online è presto per dirlo.

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