Spinelli: «Non affondiamo il porto di Piano»

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Spinelli: «Non affondiamo il porto di Piano»

Vito de Ceglia

Il sorriso è quello di sempre, l'imprevedibilità pure. Qualità che Aldo Spinelli ostenta con disarmante naturalezza. Sarà il caldo, ma l'imprenditore genovese indossa per l'occasione, a sorpresa, gli abiti del pompiere e butta acqua sul fuoco delle polemiche che stanno surriscaldando i moli genovesi, dopo lo strappo di Renzo Piano.
La sua è, infatti, una voce fuori dal coro, quasi isolata. Soprattutto ora che i terminalisti, di cui lui è uno degli esponenti di punta, hanno manifestato una durissima presa di posizione contro l'Affresco e il suo più convinto sostenitore, il presidente dell'Autorità portuale. Lui, no. Preferisce un profilo più soft, di apertura verso l'architetto e la sua «futuristica idea» di porto, senza tuttavia rinunciare a difendere gli interessi della sua categoria. «Non affondiamo a priori l'Affresco, perché è un progetto di grande respiro - dichiara al Giornale l'imprenditore -, ma l'architetto Piano tenga in considerazione le preoccupazioni dei terminalisti, che hanno fatto importanti sacrifici ed investimenti».
Non solo. Spinelli prende le distanze anche da chi ha messo alla gogna Giovanni Novi per il suo insistente pressing, considerato - a torto o a ragione - persecutorio nei confronti del Voltri Terminal Europe, riconoscendo tuttavia al Vte il diritto di prelazione sul sesto modulo. «Spetta a Psa-Sinport quell'area. Punto e basta».
Partiamo dall'Affresco. Qual è il suo auspicio?
«Innanzitutto, credo che il progetto deve tenere in considerazione le realtà esistenti del porto. E penso che Novi abbia dimostrato di averle presenti. Nello stesso tempo, condivido anche i timori del presidente dei terminalisti, Luigi Negri, che, insieme ad altri imprenditori, ha investito e continuerà ad investire molti soldi sul porto di Genova e che legittimamente vuole difendere gli interessi della sua azienda».
È mancato il confronto con i terminalisti?
«Sì. Ha ragione Negri quando dice che gli operatori non hanno partecipato ai lavori dell'Affresco. Non si può stravolgere l'esistente puntando su un progetto nuovo, futuristico senza ascoltare le esigenze dell'utenza perché in gioco ci sono tanti investimenti e posti di lavoro. Questi aspetti non possono essere sottovalutati, ma affrontati con le persone direttamente interessate».
Dall'assemblea di Assagenti, Novi ha ribadito di essere vittima di «attacchi personali, istigati da poteri che vogliono la conservazione». È d'accordo?
«Novi si è sfogato, ha espresso le sue rivendicazioni. In tutta sincerità, penso che in molti casi abbia ragione. E' chiaro che il presidente vuole il bene del porto: sta tentando di cambiare quello che non funziona e di risolvere problemi rimasti irrisolti fino ad oggi. Apprezzo questa sua decisione per accelerare l'inizio dei lavori da cui dipende il futuro del porto».
Allora, che cosa non condivide?
«L'aver messo in discussione il sesto modulo, il quale è di assoluta priorità del Vte, che si sta impegnando a portare nuovi investimenti e traffici a Genova, e li porterà sicuramente ad agosto-settembre. Tuttavia, è giusto riconoscere un merito a Novi: di aver stimolato, anzi provocato il Vte che ha avuto la reazione giusta».
Lo sa che la sua è una voce fuori dal coro? Molti suoi «colleghi» la pensano diversamente…
«Però, è così. Senza un presa di posizione decisa da parte di Novi, probabilmente questo scatto in avanti del Vte non ci sarebbe stato. E' chiaro che il presidente dell'Authority deve tentare di sfruttare al meglio le esistenti aree portuali. Ma questo discorso non vale solo per il Vte, ma anche per altri terminalisti. Il mio auspicio è che Novi applichi la stessa incisività con tutti gli operatori, perché il porto non è un emporio dove si ferma la merce, ma è un punto di arrivo e di partenza delle navi».
Cecilia Battistello, numero uno di Contship Italia, in corsa per il sesto modulo di Voltri, ha assicurato che nel caso in cui il Comitato portuale assegnasse l'area al Vte, il gruppo presenterebbe un ricorso. È legittimo, secondo lei?
«Assolutamente sì. Tutti possono vantare dei diritti. Però, ripeto: il sesto modulo è di assoluta priorità del Vte. In merito, tutti i terminalisti sono d'accordo. Nessuno escluso. E credo che, alla fine, anche il presidente Novi lo abbia realizzato».
Una battuta, da imprenditore, sull'annuncio-choc della Battistello che minaccia di licenziare cento addetti del La Spezia Container Terminal come conseguenza del blocco dei dragaggi.
«La Spezia vive da molti anni un periodo di totale immobilismo, con gravi ripercussioni per Contship. Ora, la Battistello fa solo gli interessi del suo gruppo. Sono i sindacati a dover fare il mea culpa, perché quanto sta accadendo dipende anche da loro».
Nello stesso tempo, il presidente di Assagenti, Filippo Gallo, ha osservato che Genova «è in ritardo su tutto e, cosa ancora peggiore, è in ritardo rispetto a tutti i porti concorrenti»…
«La sua è solo una constatazione: i lavori, previsti nel Prp, sono in ritardo. Ma non dipende certo da Novi se i lavori si sono fermati in questi ultimi anni. Ricordiamoci che il Prp è stato varato nel 2001 e che il presidente dell'Authority si è insediato da un anno e mezzo. La verità è un'altra: troppi sono stati gli intoppi burocratici o i ricorsi che hanno bloccato i lavori in porto. La colpa è del sistema».
E sulla questione passeggeri, che cosa dice?
«Genova ha perso un treno importante, perché Ponte Parodi è in gestazione da dieci anni, e nessuno si è attivato affinché quell'area diventasse la casa di Costa Crociere. Non c'è dubbio: il porto di Savona e il suo presidente, Rino Canavese, hanno dimostrato importanti capacità imprenditoriali mettendo a disposizione un terminal cruise per Costa. Non solo. La compagnia di Foschi sta realizzando anche un centro commerciale e di accoglienza per i passeggeri. In gioco ci sono molti investimenti. E dire che Genova, una città con grandi potenzialità turistiche, avrebbe potuto sfruttare al meglio l'opportunità di Costa Crociere. Purtroppo, però, non è accaduto».

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