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Lo sport fa bene ai ragazzi, scudo per disagio e violenza

Chi fa agonismo ha più equilibrio e concentrazione. Gli allenatori sentinelle dei segnali di malessere

Lo sport fa bene ai ragazzi, scudo per disagio e violenza
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Qualche anno fa, intervenendo alla premiazione dei giochi studenteschi, Stefano Baldini, oro ad alle olimpiadi di Atene nella maratona, spiegò in poche parole il senso dell'attività fisica per i giovanissimi: "Chi fa sport impara a cavarsela, capisce che si può vincere e perdere, che ogni conquista dipende dal lavoro e non esistono scorciatoie". Lo sport quindi aiuta a crescere, in genere bene per non dire meglio. I ragazzi che lo praticano con regolarità hanno una maggiore propensione alla socialità, maggior equilibrio emotivo che riduce sensibilmente stati di infelicità e tristezza. Un po' si sapeva ma è quanto emerge dai risultati dello studio al centro del progetto "Sport per Crescere: Sport e Salute Mentale per la Generazione Olimpica", presentato nei giorni scorsi a Palazzo Lombardia dalla Fondazione Ospedale Niguarda in partnership con la Fondazione Patrizio Paoletti, "Sport per Crescere" è un programma di prevenzione che utilizza lo sport per rafforzare i fattori protettivi dello sviluppo psicofisico nei pre-adolescenti tra gli 11 e i 14 anni. Lo studio, che ha coinvolto oltre 1.200 ragazzi delle scuole medie di Milano, nell'hinterland e in Valtellina, delinea una mappa chiara dei benefici. I ragazzi che fanno assiduamente sport risultano significativamente meno solitari rispetto ai coetanei meno attivi (4,9% contro 9,0%) e riportano di essere meno infelici o tristi, piangendo meno facilmente (8,1% contro 16,9%). Il 30,9% dei ragazzi sportivi riesce a rimanere concentrato per tutto il tempo necessario per terminare i compiti, rispetto al 20,0% degli altri, e risulta decisamente meglio accettato dal gruppo dei coetanei (54,9% contro 34,7%). Lo sport si conferma un argine anche alla somatizzazione dei malesseri registrando una minore incidenza di mal di testa, mal di stomaco e nausea (6,9% contro 9,5%). Inoltre, i praticanti assidui si sentono meno nervosi e insicuri di fronte a situazioni nuove (16,8% contro 24,2%). "I dati emersi da questa ricerca confermano ciò che il mondo dello sport vive ogni giorno- conferma Marco Riva, Presidente del CONI Lombardia- l'attività sportiva non forma soltanto atleti, ma contribuisce a far crescere ragazze e ragazzi più equilibrati, sicuri e capaci di costruire relazioni".

Un dato significativo riguarda anche la "comunità educante": è emerso infatti che gli insegnanti e gli allenatori iscritti alle società sportive si dimostrano nettamente più attenti a cogliere i segnali di malessere nei ragazzi di fronte a situazioni di difficoltà.

"Lo sport è un fattore protettivo per la salute mentale dei giovani- spiega Federica Picchi, Sottosegretario allo Sport e Giovani di Regione Lombardia- E noi abbiamo investito con decisione in questa direzione finanziando iniziative su formazione, sport, socialità e volontariato e con progetti che usano lo sport come antidoto alla violenza e strumento di legalità, in collaborazione con le federazioni di boxe, rugby e baseball".

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