Agnelli e il sogno di una stella tutta sua

È uno scudetto di passaggio. Come se fosse arrivato per inerzia. Non c'è stata una rivale dall'inizio alla fine, ma non è stata una dittatura

È uno scudetto di passaggio. Come se fosse arrivato per inerzia. Non c'è stata una rivale dall'inizio alla fine, ma non è stata una dittatura. Il coronavirus ha steso la Lazio, l'Inter è durata mezza stagione, l'Atalanta non ha mai creduto davvero al ruolo di antagonista. Il resto della compagnia si è perso nei suoi problemi. È mancato l'avversario. Uno su tutti: Antonio Conte, l'ex condottiero sulla panchina dell'acerrima nemica. Ma l'allenatore nerazzurro si è nascosto prima dietro al mercato sbagliato, poi si è perso nelle critiche a società e squadra e dopo il lockdown di fronte alle occasioni perse si è aggrappato al calendario sfavorevole. Perché se c'è da prendere gli schiaffi, toccano sempre all'Inter. Due ceffoni veri glieli ha tirati la Juventus: battuto senza appello all'andata e al ritorno. È uno scudetto di passaggio perché il club bianconero ha accettato il rischio di una rivoluzione nell'anima, nel dna inseguendo il bel gioco, consapevole di poterlo fare perché forte di una supremazia inattaccabile. Del sarrismo non c'è stata traccia, ma Sarri non ha dilapidato il vantaggio ereditato, anche se il finale di paura ha amplificato interrogativi e perplessità sul conto dell'allenatore. Non è comunque poco non aver interrotto la striscia tricolore. Il rischio di fare danni irreversibili c'era, sempre sotto traccia. A volte si è palesato. È un titolo strano, arrivato d'estate perché il virus ha chiuso in casa pallone e calciatori per tre mesi. Si è voluto giocare a tutti i costi, per i soldi più che altro. Tre anni di Var, non hanno rotto l'egemonia, come si augurava la concorrenza: dodici rigori contro in questa stagione, non hanno scalfito lo strapotere sul campo. Il nono è uno scudetto di passaggio per la Juventus perché Andrea Agnelli punta alla sua personalissima stella: dieci scudetti. Una striscia clamorosa, che ha bisogno della Champions per essere definitivamente nobilitata. È un titolo che definisce la storia per sempre: la società bianconera dice trentasei, anche se la contabilità dell'Allianz Stadium da oggi reciterà trentotto. Ma trentasei è il numero perfetto. È il doppio di diciotto, cioè il numero degli scudetti vinti da Inter e Milan. Tradotto la Signora ne ha conquistati tanti quanti le milanesi insieme. Il titolo di passaggio diventa il tricolore del doppiaggio.

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