I segnali sono ormai evidenti. Per tre volte, nell'intervista della settimana passata, Gerry Cardinale ha citato Allegri chiamandolo Max e per tre volte ha sottolineato i loro colloqui. Vinta la sfida di Marassi, fin qui decisiva per rialzare le quotazioni Champions in classifica, Allegri ha restituito al proprietario americano il merito del clima cambiato. "Ha portato energia positiva" la spiegazione particolarmente apprezzata da Gerry. Nel frattempo, in tribuna a Marassi, al fianco del numero uno di RedBird si sono schierati Calvelli da una parte e il ds Tare dall'altra, con l'assenza simbolica di Ibra e Moncada. Sono questi i segnali evidenti. Che però hanno bisogno di un timbro a secco costituito dal successo col Cagliari di domenica per trasformare la curva a gomito della stagione in uno slancio inatteso. Con la Champions in tasca, ad Allegri - per effetto dell'accordo di un anno prima - scatterà un aumento di stipendio (da 6 a 7 milioni) più un altro anno di contratto. Ma non è questo il dettaglio che può indirizzare Allegri verso la conferma. C'è bisogno di una riorganizzazione societaria che favorisca il gioco di squadra con una sola regia in materia di calcio-mercato e in particolare che ci sia condivisione del piano di rafforzamento tecnico. Passare dal solo campionato con 19 calciatori di movimento alla Champions dove si gioca ogni 3 giorni significa allargare la rosa e renderla di maggiore spessore. Tanto per citare l'edizione passata di calcio-mercato, i tre nomi fatti da Allegri furono Akanji, Hojlund e Rabiot. Ne è arrivato solo uno, l'ultimo, e grazie al famoso litigio a Marsiglia con Rowe, poi dirottato al Bologna.
Ecco che allora la decisione finale dovrà tenere conto di questi tre fattori: raggiungimento della Champions, unità operativa, un volante unico nel fare il mercato. Che Allegri sia il terminale di altri sondaggi non è un mistero. I suoi rapporti con Manna, ds del Napoli, sono eccellenti dai tempi della Juve e in passato per due volte ADL lo aveva contattato (per il dopo Gattuso e prima che Conte restasse dopo lo scudetto). Anche l'eventuale candidatura per la panchina azzurra può essere una tentazione ma la priorità resta il Milan. E i messaggi che lo stesso Furlani ha cominciato a mandare attraverso i suoi canali sono oltre che precisi anche insistenti. C'è voglia di continuare a lavorare insieme.
Persino il segnale arrivato dallo spogliatoio di Milanello può suggerire qualche riflessione sull'unità del team: sullo slancio del successo di Genova, e tenendo conto dell'utilità del ritiro breve conosciuto una settimana prima, sono stati proprio i calciatori a sollecitare la ripetizione dell'esperimento. Poi, come al solito, sarà il risultato finale a stabilire se si è trattato di un metodo positivo.