Allegri con la sua Signora al tavolo dello scudetto: "Un poker per sbancare"

Al tecnico bianconero non bastano i sette punti di vantaggio: "Le prossime 4 gare valgono una fetta di titolo"

Allegri con la sua Signora al tavolo dello scudetto: "Un poker per sbancare"

Sarà anche vero che il 7 è un numero perfetto, considerato simbolo magico fin dall'antichità. E forse lo pensano anche Allegri e gli juventini, che al momento guidano la classifica guardando la Roma dall'alto di 33 punti contro 26: per far sì che il distacco rimanga tale e che magari aumenti pure, la truppa bianconera è chiamata oggi a vincere a Marassi contro il Genoa. Campo difficile di suo, dove la Juve anche recentemente ha fatto fatica a passeggiare. Poco conta anche che il Genoa non attraversi un gran momento (due sconfitte e un pareggio nelle ultime tre), visto che davanti al proprio pubblico i rossoblù hanno rifilato tre gol (a zero) al Milan bloccando il Napoli sullo 0-0: da quella parti la squadra di Juric non ha infine ancora perso, vincendo due volte e pareggiando quattro. Può bastare, per tenere svegli i bianconeri. Richiamati all'ordine da Allegri, calendario alla mano: «Prima di Natale ci aspettano Genoa, Atalanta, Toro e lo scontro diretto con la Roma. In queste quattro partite ci giochiamo molte possibilità di vincere il campionato». Impossibile o quasi essere più chiari di così, ammonendo chi vede tutto in discesa: «L'anno scorso avevamo dodici punti di svantaggio dalla capolista e siamo riusciti ugualmente a vincere il titolo. Si fa presto a risalire in classifica, quindi rimaniamo attenti e vigili perché da qui a marzo dovremo concentrarci unicamente sul campionato: pensare di poter gestire sette punti di margine sarebbe da folli e irresponsabili». Nel frattempo ci sarebbe anche il match contro la Dinamo Zagabria (7 dicembre), ma per una volta non ci saranno tensioni eccessive vista la qualificazione agli ottavi già ottenuta e considerata la pochezza dell'avversario.

Sotto con il Genoa (senza Pavoletti), allora. Da affrontare avendo rimesso Higuain nella lista dei convocati: il Pipita non è ancora al top ma potrebbe ritrovare il posto da titolare al fianco di Marione Mandzukic, uno che parla poco ma che alla fine la butta dentro (tre gol e un assist nelle ultime quattro presenze) sbattendosi pure in fase di non possesso. Il croato musone di qualche tempo fa non esiste più e anche il ruolo di terza punta non gli va poi stretto più di tanto: «In una squadra come la Juve, ci sono comunque a disposizione 35-40 partite anche per chi parte leggermente da dietro. Per giocare in una grande squadra bisogna accettare la concorrenza, altrimenti si va altrove. Detto questo, non ho dovuto convincere Mandzukic a restare: è bastata la fiducia che gli avevo dato l'anno scorso. Dopo un momento di difficoltà sta molto bene, sia fisicamente che mentalmente». Quanto a Higuain, rimane in ballottaggio con Cuadrado: il via libera per il Pipita significherebbe 3-5-2, in caso contrario 4-3-3 con il colombiano e Alex Sandro esterni alti, mentre Kean dovrebbe partire in ogni caso dalla panchina. «Due anni fa abbiamo perso in pieno recupero», avvisa ancora Allegri. «E purtroppo ricordo che la Juve, quando vinse il primo dei suoi cinque scudetti di fila, era quattro punti sotto il mio Milan e chiuse quattro punti sopra». Ferite che magari si sono rimarginate, ma che hanno lasciato il segno.

Sulla carta, insomma, la Juve è pronta a non farsi sorprendere dall'energia rossoblù e aspetta pure senza ansia il ritorno di Dybala, di nuovo in gruppo a partire dalla prossima settimana. Poi, perfetto o no che sia, il numero 7 da queste parti piace parecchio: mai, nella sua storia in serie A, i bianconeri avevano avuto un margine così consistente sulla seconda in classifica dopo tredici giornate. Un'ipoteca su quel che succederà a fine maggio, insomma, è già stata messa.

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