Leggi il settimanale

Amos e Stefania, la medaglia che esalta l'arte di accontentarsi. E riuscire a rialzarsi

La pressione dopo l'oro a Pechino e l'amarezza del ko in semifinale. Adesso un podio che vale

Amos e Stefania, la medaglia che esalta l'arte di accontentarsi. E riuscire a rialzarsi
00:00 00:00

nostro inviato a Cortina

Il bronzo alle Olimpiadi non è una consolazione, ma neppure un rammarico. È tutto quello che hai dato per arrivare fin lì, sul terzo gradino. Nei tornei di solito è la vittoria del giorno dopo, e non è scontata. Ti devi riprendere e vai in pista per prenderti il massimo che questo giorno ti offre. Non è tanto dimenticare quello che è successo diciannove ore prima. È fare i conti con la propria misura. A Cortina 2026 valiamo questo e ce lo prendiamo. Nel curling, dove tutto si decide su un millimetro e un respiro trattenuto, questa è la vera prova.

C'è allora da raccontare l'arte di accontentarsi. Le medaglie d'oro di Pechino vincono il bronzo contro la Gran Bretagna. Non è banale. Se fosse stato il calcio magari avrebbero snobbato il terzo posto, si sarebbero buttati giù, avrebbero parlato di fallimento. Qui no. Qui siamo alle Olimpiadi, e un podio resta un podio: resta la pietra, resta il ghiaccio, resta la dignità di chi si rialza.

Poi, appunto, siamo a Cortina. Si gioca in casa. Stefania Costantini e Amos Mosaner si sono rialzati davvero, dopo la ferita della semifinale persa con gli americani. Sapersi rialzare è tutto. È la differenza tra chi crolla e chi torna a mettere la stone dove deve stare.

Si va di hit e draw, colpisci e piazza, attacca e difendi, con l'ansia di non perdere quello che nel tennis chiamano turno di battuta. Qui è l'Hammer: l'ultimo tiro, il vantaggio sottile di chi può chiudere la mano quando serve.

Italia-Gran Bretagna finisce 5-3, partita impeccabile. Gli azzurri non lasciano spiragli, non concedono illusioni. Precisi, freddi, chirurgici. È possibile essere più precisi della perfezione? In teoria no. Ma il sospetto è che Stefania lo sia, quando scivola sul ghiaccio con quella testa piena di geometrie e quella calma che sembra impossibile.

"Sono sincero - racconta Amos - questa medaglia vale più di quella conquistata a Pechino, perché riconfermarsi non è mai facile. Hai gli occhi addosso e si aspettano tutti qualcosa. Abbiamo sofferto tutta la settimana Stefania e io ma siamo riusciti a prenderci una medaglia che per noi vale tantissimo".

Non è retorica, dopo l'oro sei il bersaglio, non più la sorpresa. Il mondo si aspetta che tu vinca ancora e quando non vinci ti chiede conto di ogni stone sbagliata. L'oro lo conquisti anche con l'incoscienza, il bronzo solo con la consapevolezza.

Stefania dopo la sconfitta con gli americani aveva detto: "Non siamo stati abbastanza furbi" e forse

non è neppure giusto esserlo se proprio tu qui a Cortina sei la padrona di casa. L'ultima stone di ieri invece racconta tutto, piantata lì come una chiesa al centro del villaggio.

Oro alla Svezia, Usa battuti 6-5 in finale.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica