Da Beamon a Fosbury quando l'atletica fece un salto nel futuro

In tre giorni i Giochi messicani del '68 regalarono due imprese che hanno scritto la storia dello sport

Le notti dell'incanto, l'alba dei prodigi. Olimpiadi del Messico, cinquant'anni fa. L'altura, piste e pedane in tartan invece della tennisolite, tutto per cambiare la storia dell'atletica, 24 primati del mondo, ma due uomini hanno guidato la rivoluzione: il saltatore in lungo Robert Bob Beamon, il peccatore diventato dio degli stadi e finito quasi senza niente, e il saltatore in alto Dick Fosbury che cambiò la storia della specialità, il gambero reale che fece diventare universale lo stile provato 5 anni prima, quasi senza saperlo, dal timido studente del Montana, il quindicenne Bruce Quande, perfezionato dalla bella saltatrice canadese Debbie Brill che a 16 anni, superando il metro e 83 nel 1966, decise di voltare le spalle all'asticella e piantò il seme, come dice lei che alle Olimpiadi non fu mai fortunata.

Quello che poteva diventare il Brill flop divenne il Fosbury flop, lo stile che ha rivoluzionato tutto, quello in cui l'atleta scavalca l'asticella rovesciando il corpo all'indietro e cadendo di schiena. Una rivoluzione che detronizzò il salto ventrale usato da tutti, a parte Fosbury, al Messico, e la nostra aquila Giacomo Crosa fu sesto con 2.14 con la vecchia tecnica, poi vendicata dall'ucraino Vladimir Jascenko che fece il record del mondo con 2.33 nel'77 a Richmond, in Virginia, battendo il fosburista Stones, migliorandolo a San Siro, nel palazzo poi caduto sotto la neve, con 2.35 negli europei indoor nella stessa stagione, l'ultima di un atleta grande e sfortunato, in cui a Tbilisi portò il record all'aperto a 2.34. Grandi storie dell'atletica, ma noi restiamo al Dick Fosbury che oggi vive a Ketchum, nell'Idaho, dove nel 1961 si tolse la vita con una fucilata Ernest Papa Hemingway il supremo.

Dopo Richard Douglas di Portland, classe 1947, che in pedana portava scarpe di colore diverso, la destra gli dava più spinta e fu il suo capolavoro messicano a 2.24, record olimpico, mentre si era già sconvolti dal keniano nandi Biwott sui 3000 siepi per come superava le barriere, fu davvero rivoluzione. A Mosca 1980 ben 13 saltatori sui 15 della finale utilizzarono lo stile che nella gara femminile diede l'oro alla nostra grandissima Sara Simeoni.

La stessa rivoluzione che sconvolse tutti nella gara di salto in lungo dove Robert Beamon nato a New York, nel Queens, atterrò a 8.90 in una giornata di tempesta. Beppe Gentile, il nostro bronzo e primatista del mondo nel triplo vinto da Seneyev che oggi fa l'allenatore in Australia, che sedeva in tribuna di fianco a Roberto Frinolli, grande nei 400 ostacoli, guardò l' amico quasi incredulo. Lo erano tutti in quello stadio, il giudice che chiede un metro più lungo alla pedana del triplo, quelli che non riuscivano a capire, a parte l'amico raccontato magistralmente da Beppe Viola nei suoi libri. Erano da Gattullo. Tutti sconvolti: «ehi vieni a vedere questo salto...». L'amico smise di bere e poi alla fine decise: «bella forza, con la rincorsa..». Tutti ammutoliti e lui: «se mi chiamano il Furbin ci sarà un motivo».

Per la verità ammutoliti erano anche quelli allo stadio per un record che resisterà 23 anni, prima di Lewis, 8.90 ventoso e Powell 8.95, ai mondiali di Tokio, fine agosto '91 dove ci aveva mandato il Giornale. I maligni dissero che il vento lo aveva aiutato, la stampa, invece, disse che cavalcò il fulmine.

Stupiti che a fare il miracolo fosse quel rissoso ragazzo del Queens, allevato dalla nonna, dato in affidamento, arrivato al Messico dopo averne fatte di ogni tipo, divorziando dall'allenatore che lo aveva salvato. A guidarlo in pedana fu il compagno, amico ed avversario Ralph Boston, bronzo dietro al tedesco dell'Est Beer e davanti ad Ovanesian: ma le loro misure 8.19, 8.16, 8.12 sembravano niente, anche se prima di Bob erano salti meraviglia. Sbalorditi che fosse quel ragazzo dell'agosto 1946 a sconvolgere quel venerdì 18 ottobre di tempesta alle 15.45 ora messicana, anche perché quasi tutti sapevano che la sera prima, dopo una qualificazione tormentata, tipo quella di Owens a Berlino, non riuscendo a dormire, era uscito ad ubriacarsi di tequila cercando compagnie a pagamento. Fu un prodigio. Quei due furono un prodigio.

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