Bene la finale alle 18. Male le altre sempre alle 21

"Mettiamo l'esperienza dei tifosi al centro della nostra pianificazione ha annunciato con soddisfazione il presidente dell'Uefa perché vogliamo che chi assiste alla finale possa godersi poi il resto della serata"

Bene la finale alle 18. Male le altre sempre alle 21
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L'Uefa rinuncia alle ore piccole. Almeno in occasione della finale di Champions. Ceferin e i suoi hanno deciso di cambiare orario all'episodio culminante della stagione europea: basta con il fischio d'inizio alle 21, che con eventuali supplementari e rigori porterebbe la serata a concludersi intorno alla mezzanotte, e dalla finale 2026, in programma al Puskas Stadion di Budapest, si comincerà alle 18. Che poi non è altro che un ritorno al passato, visto che la prima finale a Parigi nel '56 si giocò proprio a quell'ora. Anche se è dal '67 (Celtic-Inter a Lisbona) che non si gioca così presto: allora il via fu dato alle 16.30 locali. "Mettiamo l'esperienza dei tifosi al centro della nostra pianificazione ha annunciato con soddisfazione il presidente dell'Uefa perché vogliamo che chi assiste alla finale possa godersi poi il resto della serata". Un anticipo che, da quando si gioca di sabato, è anche più che logico. Peccato che a Nyon ci abbiano messo quindici anni, da quando la finale non è più di mercoledì (2010), a capire che era inutile aspettare le 9 di sera per assegnare il trofeo. Improvvisamente, dunque, anche ai piani alti del calcio scoprono che si possono evitare certi orari. Persino in Italia, il presidente della Lega Simonelli ha avanzato qualche dubbio sulle notturne alle 20.45 al sabato e alla domenica, prospettando di poterle anticipare, bontà sua, almeno alle 20. Ma quella della finale di Champions resta comunque una concessione unica, perché infatti Ceferin si è affrettato a dire che per il resto della stagione le 21 (non un minuto prima, per carità) vanno benissimo.

Quest'anno poi avrà modo di condividere la elettrizzante esperienza con la gente di Bodoe, ben oltre il Circolo polare, e di Almaty, in Kazakistan, dove da novembre a febbraio le massime non vanno mai sopra lo zero. Tanto lì la gente non deve godersi il resto della serata.

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