Berlusconi resta a casa e Allegri resta allegro

Berlusconi resta a casa e Allegri resta allegro

Milanello Magnifica suspence. Degna di una vera finale di Champions. Perché al Milan serve soltanto vincere a Siena per guadagnare l'ultimo posto (con tanto di preliminari) in Champions. Perché Allegri e Berlusconi non hanno sciolto il quesito sulla conferma del tecnico. E perché infine anche il prossimo mercato rossonero è strettamente legato, per evidenti motivi finanziari, al conseguimento del risultato. Magnifica suspence, allora. Moltiplicata anche dal mancato arrivo di Silvio Berlusconi a Milanello, annunciato un paio di ore prima dell'ingresso dei cronisti nel centro e giustificato in parte da un impegno successivo e in parte dalle condizioni atmosferiche (pioggia a Milanello, impossibilità di far volare l'elicottero).
«Ho sentito sabato il presidente, mi aveva comunicato che sarebbe venuto a salutare la squadra e a far sentire la sua vicinanza in un momento importante. Dispiace a me e ai ragazzi, ci è stato sempre vicino quando le cose andavano male» il rimpianto sincero del livornese che sulla frase attribuita al presidente («Allegri ha già firmato un triennale con la Roma») se la cava con una battuta delle sue. «Speriamo me l'abbia fatto come si deve il contratto visto che ha parlato da mio agente...»: fulminante. Accompagnata da una stoccatina sulle modalità del suo eventuale successore Seedorf (che sta seguendo un corso via internet). «Conosco i corsi di Coverciano, sul resto non sono informato». Più marcato invece il legame con Gattuso. «Già l'anno scorso gli offrii di entrare nel mio staff» la rivelazione che depone a favore del recuperato rapporto con il guerriero di ritorno da Sion.
Significativa anche la frase raccolta dai microfoni di milan-channel. «La società conosce il mio pensiero, con Galliani parlo tutti i giorni. Lunedì sono a Coverciano, da martedì saprete, di appuntamenti non ce ne sono» il punto definitivo di Allegri che così si può riassumere. Non ci sono all'orizzonte richieste speciali dal tecnico: è il Milan, è Silvio Berlusconi che decide e traccia il solco futuro. Naturalmente col terzo posto in tasca. Altrimenti? «Non sarebbe fallimentare» insiste Allegri e lo si può capire per il suo lavoro. Non certo per il club e per Galliani che vedono sfumare la bellezza di 30 milioni.
Meglio allora concentrarsi su Siena e sul terzo posto. «Un traguardo che meritano i calciatori, la società e i tifosi» l'opinione del livornese, in netto contrastato con chi sostiene che la Fiorentina gioca meglio. «Mai visto una squadra che gioca solo bene vincere qualcosa» la sua riflessione che lo avvicina molto alla filosofia calcistica di Fabio Capello e che affonda le sue radici anche nella stagione dello scudetto. «Vincere anche quando non giochi bene è quello che capita alle grandi squadre» la sua convinzione. D'altro canto la rincorsa del Milan, partito dalla zona retrocessione e arrivato sotto lo striscione Champions, non può essere liquidata in modo superficiale. C'è del lavoro, c'è dell'intuito, c'è del coraggio oltre al capolavoro del mercato, Balotelli insomma, firmato da Galliani.
Suspense continua, allora. Anche in materia di schieramento (Boateng ko per un acciacco al ginocchio, recuperato Montolivo). Con un paio di raccomandazioni: «1) bisogna restare in undici; 2) si deve avere pazienza contro il Siena». Quindi anche Balotelli sa che, buu o no, «tocca ad altri sospendere la partita». Meno male.

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