Brescia, Como, Cesena. Le nobili decadute a volte ritornano grandi

Rondinelle promosse in A dopo otto stagioni Tra serie B e C tante squadre di nuovo tra i pro

Brescia, Como, Cesena. Le nobili decadute a volte ritornano grandi

A volte ritornano. E se hanno avuto un passato remoto glorioso e un passato prossimo tormentato, la gioia e i decibel aumentano a dismisura. La prima è stato il Bari, anzi la Bari, due settimane fa, che con il neo patron De Laurentiis dopo il fallimento ha riacciuffato la serie C al primo tentativo. Al San Nicola la festa è ancora in corso, per dire dell'attesa.

Il 1° maggio è toccato al Brescia. Dopo otto lunghissimi anni di serie B la squadra da quest'estate nelle mani di Massimo Cellino (proprio l'ex presidente del Cagliari) torna a respirare l'aria della A. Rigamonti stracolmo per il successo decisivo contro l'Ascoli, una festa macchiata dal coro «Terùn, Terùn» intonato dai giocatori, megafono alla mano, sotto la curva a fine gara. Un video postato sui canali social ufficiali dalla società stessa (e subito rimosso), ma che ha fatto comunque il giro del web. Goliardia, ma anche scherno territoriale nei confronti delle inseguitrici, Lecce e Palermo. Altre due nobili decadute che sognano il ritorno tra i grandi. Ai salentini manca solo una vittoria per la certezza (e anche per i giallorossi sono passati sette anni), per i siciliani si profilano invece degli estenuanti playoff da vincere e - soprattutto - la battaglia legale in tribunale con la richiesta di retrocessione in C per opacità finanziarie dopo le peripezie societarie seguite al disimpegno di Maurizio Zamparini.

La serie C, con i suoi tre gironi, è un girone dantesco. Per essere certi di tornare in B bisogna vincere il proprio raggruppamento. Manca un successo al Piacenza, reduce da un fallimento legato al calcioscommesse: domenica in 2.500 seguiranno la squadra a Siena per rimettere piede tra i cadetti a sette anni dalla ripartenza dai dilettanti. Se vincere il girone è un'impresa, i playoff che assegnano un solo biglietto per la B sono praticamente una scalata agli 8mila senza bombole d'ossigeno. Dopo una stagione infinita si sfidano in un tabellone incrociato nove squadre per gruppo (dalla seconda alla decima). Tra chi resta in corsa l'elenco delle ex grandi di provincia è lungo. C'è la Triestina - maglia rossa con alabarda bianca, l'inizio dell'epopea di Nereo Rocco - trascinata dal Diablo Granoche, lo straniero con più gol nella storia della B. Spera anche il Lanerossi Vicenza, appena ribattezzato tale dall'industriale del denim Renzo Rosso che l'ha salvato da morte certa. Il popolo biancorosso sogna ancora con negli occhi la Coppa Italia '97 e la semifinale di Coppa delle Coppe del '98: la macchina perfetta con Guidolin in panchina, Di Carlo fosforo del centrocampo e bomber Otero sentenza in area di rigore. Nel girone A il Piacenza sbarra la strada a un terzetto di aristocratiche deluse, oltre all'ambiziosa Entella. C'è il Pisa, che la serie A l'ha salutata nel 1991, e la coppia di ex di Silvio Piola, Novara e Pro Vercelli. Bacheca pesantissima quella dei bianchi: impolverati e ingialliti, ma - tra fallimenti e ripartenze - sono ancora lì in mostra sette scudetti. Dal Sud si propongono il Catania, con l'intramontabile Walter Novellino al timone, e anche la Reggina.

Un gradino sotto, in serie D, c'è l'entusiasmo di chi è appena ripartito da un fallimento, da una chiusura, da zero insomma. Insieme al Bari, anzi qualche settimana prima, ha già festeggiato il rientro tra i professionisti il Lecco. Tra le «piccole grandi» lombarde ce l'ha appena fatta anche il Como, dopo un paio di tribolatissimi cambi di proprietà. Ha vinto una volata infinita contro il Mantova: sei presidenti cambiati in cinque anni, la Curva Te sogna di festeggiare ai playoff, con relativo ripescaggio. Si gioca tutto all'ultimo respiro anche il Modena, un passato recentissimo in A. Mentre serve un supplemento di sofferenza alla Reggiana, stesso girone. Chi ce l'ha fatta al primo colpo sono il Cesena e l'Avellino. «Cancellate» l'estate scorsa dopo l'ultimo campionato di serie B, entrambe sono rinate in estate e la prossima stagione la passeranno già tra i prof. Niente da fare per il Taranto che dovrà impegnarsi nei supplementari. Disco rosso per il Messina (che in realtà sono ancora due, nello stesso girone): un altro anno tra i dilettanti. Sognare è gratis, le sofferenze (sportive) sono reali e vivere di soli ricordi non aiuta.

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