La caccia virtuale al doping negli Usa

La Ledecky e la King tra gli atleti cavia dei test domestici in videochiamata

La lotta al doping non si placa: neanche ai tempi del coronavirus. Sembrava che la limitazione dei contatti sociali introdotta per contenere l'epidemia di Covid-19 avrebbe portato a una significativa diminuzione dei controlli antidoping. È certamente vero, ma fino ad un certo punto. Negli Stati Uniti hanno già pensato a come rimediare, sottoponendo a dei test virtuali alcuni dei migliori atleti a stelle e strisce. Dalle nuotatrici Katie Ledecky e Lilly King a quelli dell'atletica Noah Lyles, Allyson Felix, Emma Coburn e Aliphine Tuliamuk, sono all'incirca una dozzina gli atleti volontari di alto profilo pronti a fare da cavie all'esperimento della Usada, l'agenzia antidoping americana che ha avviato un dialogo con gli atleti sopracitati.

«L'esperimento di raccolta dei test in remoto è partito due settimane fa - ha annunciato al New York Times il Ceo dell'Usada Travis Tygart -. L'obiettivo di questi test è quello di eliminare la necessità di un contatto diretto persona-persona tra l'atleta e i funzionari del controllo antidoping, i quali si mettono in contatto con l'atleta tramite videochiamata. I test virtuali, data la natura altamente contagiosa del Covid-19, riducono i rischi per tester e atleti non violando i protocolli di distanza sociale. Non solo, questi test virtuali devono rispettare un protocollo di dieci punti e la reperibilità che l'Usada impone agli atleti».

Lilly King, la ranista olimpionica e paladina della battaglia contro il doping - famoso il gesto dell'ombrello alla rivale russa ex dopata Yulia Efimova a Rio 2016 -, è stata tra le prima a sottoporsi ai test antidoping virtuali. Questo il suo racconto a Usa Today: «Onestamente, all'inizio ero un po' scettica - ha rivelato la King -, ma dopo aver effettuato il mio primo test penso che i funzionari della Usada abbiano davvero avuto modo di riflettere su tutte le potenzialità o le eventuali lacune di questi test. Però è giusto continuare avanti su questa strada, perché in questo modo possiamo fornire i campioni. Voglio che le persone con cui gareggio sappiano che sono pulita. Voglio che sappiano che prendo questo impegno per uno sport pulito e spero che lo facciano anche tutti».

La lotta al doping va di pari passo con la voglia di ripartire esternata anche dal presidente Trump: «Sono stufo di vedere in tv partite di baseball di 14 anni fa...». E per questo ha convocato i commissioner delle varie leghe americane nella task force per riaprire il paese e in particolare lo sport.

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